il violinista sul tetto

di | 9 Agosto 2020

Amo immensamente questa opera di Chagall, il violinista sul tetto. Un amico mi ha suggerito di commentare Mirò. Un’altra persona mi ha suggerito Klimt. Ci arriverò di sicuro. Ma vorrei chiudere con questa strana trilogia di confusione, tregua con il violinista sul tetto. l’immagine raffigura suo zio Neuch, fratello della madre, intento a suonare sul “tetto del mondo” aspirando, tramite l’estasi musicale e la danza, alla comunione con Dio. La rappresentazione simbolica si rifà al dettato di una congregazione religiosa di Ebrei russi e polacchi, gli Hasidim. Il violinista aveva un ruolo importante in occasione di nascite, matrimoni e funerali; da qui, nasce la necessità di raffigurarlo in questo quadro rappresentandolo nel suo paese natale, Lyozno, trascinando nella sua scia una figura circondata da un alone d’oro. In fondo, come dargli torto. La condizione degli Ebrei di quel tempo era ben raffigurata nel quadro: una vita instabile come quella del musicista che deve suonare stando in equilibrio su un tetto.  Dopo confusione, tregua ecco instabilità. Mi ritrovo sul tetto della mia vita a suonare il violino, ma sono in una posizione profondamente instabile e suonare la vita mantenendo un equilibrio costante è impresa disperata. Mi piace Chagall, mi piace il violino. Mi piace quella  cultura ebraica che suonava il violino. Ne sono come affascinato. Ma il violinista suonava nella precarietà, nell’essere senza terra e senza capitale. Suonava nei campi di concentramento, suonava il violino con una musica nostalgica, sacra, umana e allegra insieme. Provate ad ascoltare un po’ di questa musica klezmorim, la musica Yiddish degli ebrei aschenaziti dell’est d’Europa e vedrete se non è proprio come l’ho descritta io. E Chagall pone il violinista sul tetto del suo paese, perché lui suona la nostalgia e la gioia di un paese, ma ne suona anche la confusione, la tregua, la tragedia, la vita e la morte. Io vorrei essere “violinista” sul tetto del mondo per suonare al mondo intero la mia vita, per suonare le storie degli uomini e delle donne. A volte con gioia, altre volte con dolore, con speranza o con nostalgia. Forse la mia tregua di ieri non mi serve per preparare una nuova battaglia, ma per accordare il violino pronto per un nuovo canto. Certo sempre in equilibrio sul tetto di una casa del mio paese. Come a dire che la mia vita, il mio suono è di un equilibrio instabile, molto fragile. Il violinista è un po’ solitario e malinconico su quel tetto di quella casa, ma suona la vita per la sua gente. Vorrei, magari in solitudine e malinconicamente, suonare la vita per la mia gente, quella a cui voglio bene, quella che mi vuole bene, ma suonare anche a chi non voglio bene. Chagall scrive così del violino : “E poi soprattutto lo zio Neuch che “tutti i sabati… indossava un tallit, uno qualsiasi, e leggeva la Bibbia ad alta voce. Suonava il violino come un calzolaio. Il nonno lo ascoltava e sognava […].  Poco importa come suona! Io sorrido, mi esercito sul suo violino, salto nella sue tasche, sul suo naso.  Lui ronza come una mosca.  Solo la mia testa vola dolcemente nella stanza.  Soffitto trasparente. Nuvole e stelle azzurre vi penetrano con l’odore dei campi, della strada, delle strade”. Forse un mondo di sogno, ma il violino malinconico suona dolcemente e gioiosamente la vita. Dopo la confusione, la tregua ecco un violino che suona, sempre su quel tetto instabile che è la mia vita

Un pensiero su “il violinista sul tetto

  1. Alessia bacuzzi

    Ciao don Sandro!!!grazie della tua riflessione.. me l’ha mandata Roberta!
    Spero stiate bene.. un abbraccio Alessia🌼

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