giovedì 26 novembre

di | 25 Novembre 2015

home2 Michea 1,8-16           

8 Perciò farò lamenti e griderò, me ne andrò scalzo e nudo, manderò ululati come gli sciacalli, urli lamentosi come gli struzzi, 9 perché la sua piaga è incurabile ed è giunta fino a Giuda, si estende fino alle soglie del mio popolo, fino a Gerusalemme. 10 Non l’annunziate in Gat, non piangete in Acri, a Bet-le-Afrà avvoltolatevi nella polvere. 11 Emigra, popolazione di Safìr, nuda, nella vergogna; non è uscita la popolazione di Zaanàn. In lutto è Bet-Esel; egli vi ha tolto la sua difesa. 12 Si attendeva il benessere la popolazione di Maròt, invece è scesa la sciagura da parte del Signore fino alle porte di Gerusalemme. 13 Attacca i destrieri al carro, o abitante di Lachis! Essa fu l’inizio del peccato per la figlia di Sion, poiché in te sono state trovate le infedeltà d’Israele. 14 Perciò sarai data in dote a Morèset-Gat, le case di Aczìb saranno una delusione per i re d’Israele. 15 Ti farò ancora giungere un conquistatore, o abitante di Maresà, egli giungerà fino a Adullàm, gloria d’Israele. 16 Tagliati i capelli, rasati la testa per via dei tuoi figli, tue delizie; renditi calva come un avvoltoio, perché vanno in esilio lontano da te.

Commento

Il testo  mi sembra che deve essere letto con attenzione, soprattutto i primi versetti. Essi ci dicono infatti  tutta la partecipazione misteriosa di Dio al dramma della storia umana. Queste parole dicono  tutta la “passione” di Dio per il dolore dell’uomo. Il profeta, dunque, incarna e rappresenta il dolore stesso di Dio. Questa passione per la sofferenza umana troverà il suo compimento in Gesù Cristo. Il “cuore” di tale dramma sta nella città di Gerusalemme, cioè là dove si raccoglie la presenza e la memoria del legame tra Dio e l’umanità attraverso la sua comunione con Israele. Il male non sembra essere nelle “altre città”, se non come conseguenza e segno del male di Gerusalemme. Il popolo di Dio non è solo chiamato a raccogliere e ad assumere nella sua storia e nella sua preghiera il dramma di tutta l’umanità, ma deve anche prendere atto della sua responsabilità: la conversione di Israele è la premessa e la fonte della pacificazione dell’intera umanità. I versetti sembrano molto caotici, ed io faccio non poca fatica a spiegarli. Forse il caos di questi versetti è il segno del caos e della vita assurda dell’umanità del tempo di Michea, ma anche ai nostri giorni. La parola caotica è segno di quanto l’umanità fatica a trovare chiarezza, linearità e luce. Il profeta risente nello scritto di questa situazione. Rimane il fatto che in Miche vi è come una descrizione tragica della vicenda umana, che culmina con l’esilio del popolo. Anche le mie parole rischiano di essere confuse quando tento di raccontare questo mondo; nel Signore che si prende cura di me e del mondo posso trovare pace.

Preghiera

Preghiamo per Marco

Dal vangelo di Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti. Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

3 pensieri su “giovedì 26 novembre

  1. sr Rita

    Ben complesso questo brano….Colgo uno spunto nel comportamento del profeta e in quello
    che chiede al popolo: lamenti, partecipazione al dolore, invocazione …e invito alla penitenza, al cambiamento. Ai nostri giorni il mondo non è in condizioni migliori di quelle descritte dal profeta. Io, noi come reagiamo? Cosa cambia nella nostra vita? Cosa insegniamo e cosa chiediamo alle persone con cui abbiamo relazioni di amicizia, di lavoro, di educazione?
    Signore, fa che ci lasciamo “toccare” dagli eventi, come da una tua parola che provoca a conversione.
    Preghiamo per gli amici venuti dall’Italia: Don Piero, Anna, Pierangelo e Gigliola che domani lasciano la nostra casa dopo una decina di giorni trascorsi con noi.

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  2. Elena

    Colgo tutto il dolore, nella Parola odierna, della distanza da Te, Signore. Ne sono consapevole e responsabile, anche questo profeta me lo ricorda. E la distanza è dolorosa, asciutta, porta in sè il lutto di un amore perduto e lontano. Fa’ che troviamo pace, Signore, nell’alleanza nuova operata da Gesù, fa’ che possiamo ritornare a Te, in Te.
    Mi unisco alla preghiera per Marco e ricordo teneramente i miei genitori che oggi avrebbero festeggiato il loro anniversario di nozze….
    Elena

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  3. sr.Alida

    Cerco di rimanere nel pensiero della partecipazione di Dio alla dolorosa vicenda umana…la Sua passione per noi ,( dice bene don Sandro,) e di pormi in ascolto . ..di quanto e come il Signore ci ama…. Mentre mi unisco alle intenzioni di oggi..

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