giovedì 21 gennaio

di | 20 Gennaio 2016

la stella del mattino Naum 3,8-19       

8 Sei forse più forte di Tebe, seduta fra i canali del Nilo, circondata dalle acque? Per baluardo aveva il mare e per bastione le acque. 9 L’Etiopia e l’Egitto erano la sua forza che non aveva limiti. Put e i Libi erano i suoi alleati. 10 Eppure anch’essa fu deportata, andò schiava in esilio. Anche i suoi bambini furono sfracellati ai crocicchi di tutte le strade. Sopra i suoi nobili si gettarono le sorti e tutti i suoi grandi furon messi in catene. 11 Anche tu berrai fino alla feccia e verrai meno, anche tu cercherai scampo dal nemico. 12 Tutte le tue fortezze sono come fichi carichi di frutti primaticci: appena scossi, cadono i fichi in bocca a chi li vuol mangiare. 13 Ecco il tuo popolo: in te vi sono solo donne, spalancano la porta della tua terra ai nemici, il fuoco divora le tue sbarre. 14 Attingi acqua per l’assedio, rinforza le tue difese, pesta l’argilla, impasta mattoni, prendi la forma. 15 Eppure il fuoco ti divorerà, ti sterminerà la spada, anche se ti moltiplicassi come le cavallette, se diventassi numerosa come i bruchi, 16 e moltiplicassi i tuoi mercenari più che le stelle del cielo. La locusta mette le ali e vola via! 17 I tuoi prìncipi sono come le locuste, i tuoi capi come sciami di cavallette, che si annidano fra le siepi quand’è freddo, ma quando spunta il sole si dileguano e non si sa dove siano andate. 18 Re d’Assur, i tuoi pastori dormono, si riposano i tuoi eroi! Il tuo popolo vaga sbandato per i monti e nessuno lo raduna. 19 Non c’è rimedio per la tua ferita, incurabile è la tua piaga. Chiunque sentirà tue notizie batterà le mani. Perché su chi non si è riversata senza tregua la tua crudeltà? 

 Commento

A conclusione di questo testo profetico di Naum, lucido nella sua terribile descrizione degli avvenimenti storici, lascio alcune considerazioni. La prima: il profeta descrive la città di Tebe, in Egitto, ben più potente, ben più ricca, ben più fortificata di Ninive, eppure anch’essa conquistata. Non posso non fare a meno di pensare al tema della memoria. La storia dovrebbe insegnare agli uomini a non ripetere gli stessi identici errori. Eppure non succede così: Ninive guardando a Tebe doveva e poteva imparare, ma non è stato così. La storia del secolo trascorso dovrebbe aiutarci a non ripetere gli stessi errori, eppure mi sembra che anche oggi noi uomini non impariamo dalla storia e di conseguenza ripetiamo gli stessi errori. Seconda considerazione: in quella città devastata, che si tratti di Tebe, di Ninive o di altra grande città i capi, i ricchi, fuggono, il testo dice: si dileguano e non si sa dove vanno. I pastori del popolo dormono. Insomma di fronte alla devastazione tutti coloro che possono fuggono. Chi rimane? Il povero, il misero, colui che non ha possibilità alcuna di fuggire, nessuno più si prende cura del popolo il quale fugge. Mi viene in mente l’immagine del mercenario che fugge via quando vede venire il pericolo e del buon pastore che si ferma e dona la vita per il suo gregge. Gesù è colui che non fugge di fronte al male ma  dona la sua stessa vita in favore dell’uomo. I grandi della terra fuggono, Dio solo rimane!

Preghiamo

Preghiamo per tutti gli ammalati

Dal vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui. Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.  Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

4 pensieri su “giovedì 21 gennaio

  1. sr Rita

    Mi fa sorridere l’immagine dei fichi primaticci che cadono in bocca a chi li vuol mangiare. E’ una immagine bellissima, se la considero come ricordo d’infanzia, quando cercavo tra le foglie i fichi maturi, gonfi, dolcissimi e ne riempivo la bocca, ma il contesto di cui parla Naum ha ben poco di bucolico. Anche le cose più belle, le più dolci, le più saporite quando non c’è senno, quando mancano i confini del giusto vivere possono cadere in mano al primo che passa….E’ vero: l’uomo di ogni tempo non è capace di imparare dall’esperienza, pertanto ripete gli stessi errori, anzi, ne compie di peggiori perché il progresso affina anche la malizia. Oggi è festa di S.Agnese: prego per mia sorella e per tutte le persone che portano questo nome augurando soprattutto alle giovani di imparare il gusto del rispetto della propria femminilità.

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  2. Elena

    Le descrizioni di Naum sono terribili e non si discostano da quelle dei nostri giorni, dei nostri tempi. Dunque, non abbiamo imparato niente… Triste considerazione.
    Però c’è un Dio paziente che aspetta, che si ferma, in mezzo agli eventi più devastanti e sostiene il semplice, è lì per lui, nonostante tutto.
    L’uomo continui pure il suo perdersi tra le mille ambizioni, i mille dei, le mille illusioni. Dio resta, fedele a se stesso e alla sua natura di bene, e ci aspetta.
    Vorrei ricordare nella preghiera, un amico che si era perduto e che ha ritrovato la via…. l’unica possibile per una vita vera!
    Elena

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  3. Luca

    Una semplice riflessione: il profeta poteva sinteticamente, in un versetto o due, descrivere la situazione, invece si dilunga nel presentare tutti gli sforzi degli abitanti si ninive, quasi a sottolineare l’inutile dispendio di energie, fisiche e mentali.
    Credo che la stessa domanda possa esser posta a noi oggi, a ognuno la risposta.
    Prego il Signore di insegnarci a impiegare le nostre energie x ciò che davero vale, l’incontro con Lui e le relazioni con i fratelli.
    Buona giornata a tutti;

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  4. sr.Alida

    Imparare dalla storia,maestra di vita.Nelle situazioni di oggi diventa un sogno,si va in cerca di vaquità,si preferisce altro che porta a distruzione,a rovinare le cose piu’ belle..si mancano proprio i confini del giusto vivere,e il povero senza possibilità di risorse…per grazia il Signore se ne prende cura attraverso,mani che sanno ancora offrire speranza..Gesu’ si prende cura dona la vita a favore dell’uomo….anche se è sera una preghiera per tutte le persone che portano il nome di Agnese e le nostre intenzioni di oggi.

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