geremia e la prola responsabile

di | 26 Ottobre 2020

Ricevo un messaggio che dice che stiamo vivendo una stanchezza palpabile. Che stiamo andando in direzione di una stanchezza morale e fisica che ci sta portando verso la paura. Eppure il mondo che abbiamo sostenuto fino all’altro giorno ci aveva come illuso che tutto sarebbe andato per il meglio, ci aveva illuso che il benessere, la tecnologia, il progresso, la civiltà avanzata era in continua progressione. Ed invece oggi siamo nei guai. Questo è quanto succede quando crediamo nella parola vuota, ideologica, parola che illude, ma che non costruisce la vita. Geremia vede che a Gerusalemme i falsi profeti, i sacerdoti del tempio e il re con tutti i suoi dignitari avevano costruito un’illusione del tipo: Gerusalemme non sarà mai distrutta e godrà di grande prosperità perché ha mura potenti, ma soprattutto perché Dio la protegge. Geremia contesta questa illusione. Geremia vede chiaramente l’evoluzione di questa prospettiva. Il nemico arriverà e distruggerà il regno, ma l’ideologia continuerà ad agire, salvando se stessa con la sola opzione che gli resta: il rovesciamento totale della realtà, attribuendo la creazione dell’illusione a Dio stesso. Per salvare sé stessi, i capi del popolo condannano Dio. È Dio che ci ha illuso, diranno alla fine per giustificare la rovina. Anche noi abbiamo pensato ad un tempo indistruttibile, unico nella sua forza, ed ora accusiamo gli altri (ma quali altri?) per questa rovina. Geremia parte non da un’illusione, ma da una responsabilità che si chiama verità della parola. Il profeta incarna la parola non illusoria ma vera e su quella parola vera e incarnata nella storia del suo tempo, gioca la sua vita a costo di essere costretto dai sacerdoti al silenzio. È Geremia stesso a dirci, meravigliosamente, il rapporto intimo tra la parola e la sua carne, in un verso stupendo: «Le mie viscere, le mie viscere. Mi contorco, sono straziato. Il cuore mi scoppia in petto, mi batte forte» (4,19). Geremia può dire solo quello che vede e che sente, è autentico non illusorio. Mi sembra che, sia nella chiesa che nel mondo, abbiamo bisogno di una parola vera, autentica che non ci illuda più, ma che ci possa mostrare il limite umano e così mettere un freno a un delirio di onnipotenza. Fermati, dice Geremia, a chi ha costruito una follia, fermati e torna alla parola vera, dice anche a noi Geremia profeta, torna a guardare al tuo limite. Geremia soffre perché deve dire queste cose alla sua gente, ma soffre perché vuol così bene alla sua gente che chiede di fermarsi intanto che ancora si può. Questa caratteristica della sofferenza per la parola vera è uno dei tratti fondamentali della vita di Geremia. Il popolo, anche nella rovina cercava parole del tipo andrà tutto bene, ma anche questa è illusione ideologica. Il profeta può dire che le chiese si svuoteranno, che i preti saranno sempre meno, perché questa è la verità, non illude il profeta di trovare soluzioni a tutto questo. È questa la verità della profezia. Ci sarà anche il tempo in cui il profeta dirà una uguale parola di speranza. Ma dovrà essere una parola ugualmente vera come quella della denuncia, altrimenti sarà ancora una volta un’illusione. Una speranza illusoria, non può essere una speranza. Vedremo anche le parole vere di speranza di Geremia

Un pensiero su “geremia e la prola responsabile

  1. suor rita

    Parola e riflessione di una attualità perfetta. Ci sia dato renderci conto.

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