elia

di | 16 Ottobre 2020

Oggi forzo un poco la scrittura. Nel senso che, come dicono i rabbini nel talmud (le interpretazioni ebraiche della scrittura sacra) non siamo noi ad interpretare la bibbia, ma la bibbia interpreta la nostra vita. Io avevo bisogno di un personaggio biblico per affermare un’idea che avevo in mente da giorni e quindi non mi sono lasciato interpretare dalla scrittura sacra, ma ho preso tra le mani la scrittura per affermare la mia idea. Siamo chiamati a resistere. Non a resistere contro un nemico, ma a resistere in quello che abbiamo imparato di buono in questi mesi e che rischiamo di mettere da parte perché tutto torni normale. E il personaggio che ho ritrovato nella bibbia è il profeta Elia. Citato come uno dei più grandi profeti della scrittura sacra, citato più volte da Gesù stesso, atteso come un possibile messia. Perché lo prendo come esempio di resistenza? Dicono i rabbini che quando nacque il padre, Sadoc, ebbe una visione: alcuni uomini vestiti di bianco rendevano omaggio ad un neonato, lo strappavano dal seno della madre, lo gettavano nel fuoco e, invece di cibo, lo nutrivano di fiamme. Per questa sua visione il padre si recò a Gerusalemme per riferire ai sacerdoti le meraviglie di cui era stato testimone ed ebbe la seguente risposta: «Guardati dal pubblicare tale visione, poiché luce sarà la sua dimora; la sua parola sarà interpretazione e sapienza e giudicherà Israele col fuoco e con la spada a doppio taglio. Un programma la sua vita: una difesa strenua del Dio di Israele contro ogni forma di idolatria che ai suoi giorni era molto diffusa. Il suo nome ha questo significato: il Signore è il mio Signore. Al suo Signore ha dedicato tutta la sua vita. con forza, con irruenza, con veemenza, sia con la parola che con i gesti. Aveva il coraggio di affrontare re e sacerdoti del tempio, per poi fuggire via nel deserto, perché ricercato come colui che voleva sovvertire un ordine. Credo che di questi tempi abbiamo bisogno non di uomini forti, ma uomini e donne autentici, veri, santi nella loro vita. non per difendere il cristianesimo e la sua tradizione, i suoi riti, i suoi dogmi. Ma donne e uomini che resistono nel bene, nel rendere umana la vita, uomini che difendono l’umanità in tutta la sua dignità. Ecco perché Elia mi piace. Perché mi dice che si può essere uomini così: profeti con il fuoco dentro che brucia contro ogni ingiustizia e a favore di ogni uomo e donna. Uomini e donne dal coraggio grande che sanno prendere in mano il mondo e traghettarlo verso il nuovo. Anche Elia conosce la tregua nella sua vita. non è solo fuoco, ma anche silenzio, contemplazione. Quando cerca risposte ai suoi tormenti, da dentro una grotta invoca Dio. Passa l’uragano, ma Dio non è lì. Passa il vento impetuoso, ma nemmeno lì era presente Dio. Passa un vento leggero, una brezza leggera, voce di un Dio umile e silenzioso. E in quel Dio umile e silenzioso, in quel vento leggero Elia ritrova Dio e la sua forza. Elia è questo misto di forza e di silenzio, di coraggio e di raccoglimento. Solo tenendo insieme questi due pezzi della sua vita Elia diventa il grande profeta. Abbiamo bisogno di resistere nel bene, abbiamo bisogno di forza e silenzio per affrontare questo mondo nuovo che ci attende.

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