domenica 12 luglio

di | 11 Luglio 2020

15 domenica T. Ordinario – dal vangelo secondo Matteo


Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».      

Commento

Ho messo la formula breve della parabola del seme e del seminatore. Qualcuno dice che questa è la madre di tutte le parabole. Le parabole sono racconti brevi che, partendo dalla vita quotidiana, quella che Gesù ogni giorno vede, hanno lo scopo di andare oltre quello che si vede con la vista, ma di arrivare al senso di una questione, di un insegnamento. Della parabola è importante non l’insegnamento morale, quella che noi chiamiamo la morale della favola, ma il senso nascosto di un seme che cade per terra. E quale è il senso nascosto di questo insegnamento. Lascio da parte tutta la questione dei terreni, del seme e del seminatore e mi concentro solo una cosa. Gesù non va a cercare solo il terreno buono, ama tutti i terreni, perché io, noi siamo tutti i terreni sassosi, rovi, buono, arido o produttivo. Cosa fa il Signore con la sua parola? Si riversa con amore abbondante dentro tutti noi e dentro tutte le vicende della nostra vita. In questa mia storia fatta di terra dura, di sassi, di rovi, di superficialità – ma soprattutto di terra buona, Egli vi si riversa. Non mi ama a pezzi; abbraccia tutto di me: la luce e la tenebra, il bene e il male, l’ombra e lo splendore. Un amore che scegliesse cosa amare dell’altro sarebbe un amore umano, e in ultima analisi incompleto. Se Dio ha una debolezza, è dunque quella di abbracciare il tutto di me, recuperare sempre, di scommettere ancora una volta sull’amato che ha fallito, che è caduto e di non finire di rompere ciò che è già scheggiato. Ecco il senso di questa parabola: il seme della parola entra in me terreno buono o meno buone per amore, e in questo donarsi alla mia vita chiede a noi di accoglierlo pienamente per dare frutto buono e abbondante

Preghiamo

Preghiamo per la pace

Un pensiero su “domenica 12 luglio

  1. sr Alida

    Dio non mi ama a pezzi ,abbraccia tutto di me ,abbraccia l’imperfezione mia e del mondo ,nessuno escluso da questo abbraccio ,con la Sua Parola ,Egli fa questo con il terreno che sono ,non vuole campi perfetti ,ma fecondi :che danno vita ..il suo sguardo non si posa sui miei difetti ,sui miei rovi ,…ma si posa su me per farmi cogliere .il terreno buono che è in me . Prego con voi per la pace e perchè tutte le famiglie e i cristiani che vivono il giorno del Signore scoprano questo amore .

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