attraverso la valle del distacco

di | 11 Agosto 2020
Carla Manea attraverso la valle del distacco

Sono rimasto incerto tra mille titoli: pellegrino, viandante, nomade e altro simile. Anche per la scelta dell’opera d’arte sono rimasto incerto. Forse era meglio una foto del luogo di cui sto per parlare, o forse era meglio niente, vuoto. Alla fine ho scelto questo disegno di Carla Manea, che è nata e lavora a Vicenza come illustratrice di libri di fiabe  per bambini. Un po’ di tempo fa mi era capitato tra le mani un suo libro di favole con delle bellissime illustrazioni simili a questa che vedete. Il titolo di tale quadro è suggestivo: attraverso la valle del distacco. Era uno dei quadri esposti alla mostra i colori del sacro a Padova. Il motivo è semplice, un anno fa, proprio l’11 agosto lasciavo l’Agro, la mia, la nostra casa, la casa di don Roberto. Ci avevo abitato 11 anni. Ricordo che in quei giorni eravamo tutti per aria: io con i miei scatoloni e i muratori che pressavano. La Itala che tirava insieme due cose di don Roberto e poi se ne andava via perché non ce la faceva. Il Walter che è stato l’ultimo ad andare via qualche mese dopo che si era come barricato nella vecchia stalla. Il Curzio che per fortuna aveva tanti turni di lavoro e quindi alla fine aveva come un diversivo, un orto malandato. E per finire, la Olga, la Teresa, la Luisa e la Giusy che cercavano di dare un po’ di ordine a tutto questo andare e venire. E poi c’era qualche amico che passava, prendeva un oggetto e poi se ne andava senza troppi commenti. La Mara che cercava di capire se si poteva fare qualcosa per stare lì ancora un po’: la sua ultima trovata facciamo un presidio. Ho capito che era ora di andar via quando ho visto il mio ulivo tagliato a pezzi dalla motosega di un buon muratore. Meglio andare. per fortuna ho trovato le suore del villaggio che mi hanno dato casa e un sacco di attenzioni. E poi gli amici che hanno tentato di aiutarmi in tanti modi diversi. Un grazie vero. Non è stato un andar via, è stato un fuggir via. Guardando questo quadro dal titolo attraverso la valle del distacco e guardando quegli uccelli che sembrano andare via ma che alla fine tornano indietro quasi al loro punto di partenza, mi ci sono ritrovato in pieno. Il distacco dalla casa è stato inevitabile, ma la voglia di tornare indietro e di dire: qui torno a vivere era tanta. Un distacco non ben riuscito. Una valle da superare, ma che non ho ancora finito di attraversare fino in fondo. Era la casa per eccellenza, era la casa del don Roberto, era la casa degli amici. Non poteva finire così. Per rimanere attaccati alla casa abbiamo continuato a celebrare la messa mensile in ricordo di don  Roberto proprio lì, all’Agro, fino a quando ci siamo riusciti. Poi basta e la valle del distacco dai colori a volte forti e arrabbiati, altre volte tenui e malinconici, ancora oggi dopo un anno è lì che mi guarda e mi dice: attraversa tutta la valle del distacco. E allora come uccello migratore riparto, ma dopo un po’ ritorno all’agro. Fisicamente ci sono tornato 3 volte in un anno, ma era meglio non tornare. Simbolicamente ci ritorno ogni giorno. Non so bene per fare che cosa, ma ci torno. Per fortuna ci sono stati gli amici,  e poi Rosciano che è diventato luogo di lavoro e di incontri. Ho notato una cosa in questo mese di luglio. Io quando parlo di Rosciano dico sempre l’Agro. Poi aggiungo la cascina nuova dell’agro. Il fatto nuovo che è successo è che i ragazzi  e gli animatori del cre non parlavano di Agro, ma di cascina: andiamo alla cascina. E il fatto è che anche io ho cominciato a dire la Cascina, non più l’agro!!! Finalmente il distacco? Finalmente ho attraversato la valle del distacco? No, perché l’Agro quello vero, era chiamata la cascina. Insomma penso che per il momento lascerò in disparte l’idea di attraversare la valle del distacco. Continuerò a tornare nei miei sogni notturni all’Agro, quello vero, quello di don Roberto. Mi spiace per la buona artista Carla Manea che ha disegnato attraverso la valle del distacco. Ma non sono ancora pronto per il distacco. Non ci metterò più piede all’Agro, ma con il cuore ci tornerò sempre. Ma poi con il cuore è proprio necessario staccarsi? E se decidessi di rimanerci attaccato? Potrei chiedere a Carla Manea di disegnare: attraverso la valle del rimanere. Così, tanto per smentire tutti quelli che dicono che bisogna staccarsi. no io ci voglio rimanere attaccato con il cuore, anche se fa a volte bene a volte male. io sono fatto così….

Un pensiero su “attraverso la valle del distacco

  1. Anonimo

    Fino a che non ci sono altri progetti solidi in vista si vive come in uno stato di limbo…cosi è capitato a me.
    Si sopravvive, si va avanti alla ricerca di un nuovo obiettivo da raggiungere.
    Il cuore non si staccherà mai dal luogo vissuto e tanto amato: come le radici nella terra che vi affondano alla ricerca dell’acqua come sorgente di vita. Ricordare è bene per lanciarsi verso il futuro … in un altro luogo… e occorre anche del tempo …

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