amore in atto

di | 3 Settembre 2020

Ieri pomeriggio ero relativamente tranquillo, ma quando sono tranquillo i pensieri arrivano veloci. Ed io ho imparato a lasciarli arrivare tutti. Poi i miei amici mi dicono che mi confondo. Certo l’ideale è lasciar affiorare tutti i pensieri e poi metterli in ordine. Ieri non era il giorno da mettere in ordine, ma da lasciar venire a galla. Infatti una delle cose che mi sono segnato da fare per ieri pomeriggio, una volta andati via i ragazzi, era quello di mettere in ordine la scrivania e altro ancora. l’ho guardata più volte, mi sono fumato la pipa, e alla fine ho deciso di lasciarla in disordine, rinviato tutto a data da destinarsi, cioè tempo indefinito.  E così nella tranquillità i pensieri vengono a galla. Non è che non sto facendo niente, sia ben chiaro, ma ho deciso che ieri pomeriggio era il momento di fare cose che non mi richiedevano un grande ordine mentale. Rileggevo alcune cose scritte in questi giorni sulla non violenza e mi sono detto: ma il cuore del problema quale è? Agire, fare, trovare un senso? Ho trovato una risposta in alcune parole di Capitini, filosofo e pedagogista che per primo ha introdotto in Italia il pensiero e l’azione non violenta di Gandhi. Il pensiero dice così: “la pratica della nonviolenza è amore in atto».  Cosa intendo io con questa frase? Sicuramente non un semplice vogliamoci bene e la pretesa che i cristiani e tutti gli uomini di buona volontà in qualche modo devono volersi bene ad ogni costo e che se non ci riescono devono sentire il peso di questa fatica. Credo che, pensando a Gesù, questo amore in atto era inteso da Lui come uno sguardo vero, buono, giusto sul mondo, uno sguardo sulla povertà e sulla miseria, sulla malattia e sulla sofferenza umana. Intendo la non violenza come amore in atto, quando volgo uno sguardo di tenerezza verso la sofferenza del mondo. Gesù parlava di fraternità, oggi si parla di collaborazione. Io preferisco fraternità, sia perché è il linguaggio più vicino a Gesù, sia perché mi sento più fratello dell’uomo che collaboratore dell’uomo. La non violenza come amore in atto è la costruzione della fraternità universale. Questo amore in atto non deve essere una virtù personale, ma deve essere una qualità politica, una caratteristica della costruzione del bene comune nella città degli uomini e delle donne. Per troppo tempo abbiamo coltivato l’amore in atto come qualità interiore personale, dobbiamo invece rendere tale azione, pubblica, civile, politica, economica e sociale. Siamo arrivati al punto di relegare l’amore di fraternità o di collaborazione nella sfera dell’intimo interiore e tutto il resto diventa arte del produrre, del consumare, dell’azione spietata, della violenza predatoria sulla creazione. Anche il famoso lavoro di rete non sempre è amore in atto, ma è finalizzato alla resa di una attività e alla capacità di gestione delle cose e non di accompagnamento delle persone. oggi si parla anche di fraternità sacerdotale… La non violenza è invece il paradigma nuovo dell’agire umano in tutti i suoi ambiti. Gandhi direbbe che la non violenza è una virtù politica e una possibile azione storica.

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