viventi

di | 12 Giugno 2020

Quando penso a questa parola il rischio è che da prete mi metta a fare un pistolotto moralista, sulla vita, sui viventi e su tutto un corollario di considerazioni che sono vere, ma poco efficaci in ordine alla vita quotidiana. Nella scrittura sacra tutto è vivente e il racconto della creazione è la prova di come tutto il creato è vivente, è essere vivente. Tutto è vita: il cielo, le stelle, i fiori, i sassi, animali, gli umani. Così è scritto nella laudato si:     “San Francesco entrava in comunicazione con tutto il creato e predicava persino ai fiori, e li invitava a lodare e amare Iddio come esseri dotati di ragione. La sua reazione era molto più che un apprezzamento intellettuale o un calcolo economico, perché per lui qualsiasi creatura era una sorella, unita a lui con vincoli di affetto. Per questo si sentiva chiamato a prendersi cura di tutto ciò che esiste”.   Il cantico delle creature ne è la prova di tutto questo. Dire viventi ci chiede di uscire dalla logica che, siccome l’uomo ha la parola è un gradino superiore a tutti gli altri. Un nuovo modo di pensare ci chiede di costruire fraternità con ogni essere vivente, con tutto il creato. Accogliere la natura, gli animali e gli umani come fratelli e sorelle ci colloca in un modo nuovo nel creato, dove noi siamo parte di tutto il cosmo. Il racconto della creazione edifica il creato per distinzione e dando a tutti un nome per capire che ognuno è diverso dagli altri, ma il tutto vive perché è come un grande organismo che sa essere in perfetta armonia. In questo modo si supera l’antropocentrismo, l’uomo al centro e al di sopra di tutto e di tutti. Quello che voglio dire non è un qualcosa che assomiglia alla moda di chi ama animali, fiori, piante, ma magari dimentica chi è povero. Non è la moda di uno strano rapporto con il mondo, dove prevale il sentimento, l’emozione, ma poi quando si tratta di scegliere uno stile di vita nuovo torniamo ai vecchi difetti di sempre. Un mio amico dice che “la tera lè basa”. Quante persone ho visto piene di amore per la natura pronte a tornare al lavoro della terra e poi dopo la prima vangata nell’orto sparire, non farsi più vedere. io dico amore per la natura da piccoli borghesi, cioè da persone che vivono di sogni, ideali, ma nella più completa tranquillità della vita. Spero che il mio discorso possa essere almeno un attimo più profondo. Gli abitanti della Terra sono più di sette miliardi e mezzo, e a essi appartiene il compito di vivere insieme e salvaguardare la vita della casa comune, il primato dell’uguaglianza, il rispetto dei diritti e delle responsabilità verso il mondo umano e non umano, verso ogni essere vivente. Come scrive Vandana Shiva, indiana, scienziata, ambientalista seria «l’agenda delle multinazionali ci appare sempre più contrastata dall’apporto creativo, dall’intelligenza e dal coraggio di milioni di persone che concepiscono la terra come una famiglia, come una comunità che lega tutte le forme di vita e tutti gli esseri umani senza distinzioni di razza, classe sociale, culto o nazionalità» uniamoci con serietà a tutti questi essere viventi per progettare la casa comune che è il creato, non da piccoli borghesi, ma da apprendesti desiderosi di fare qualcosa di buono.

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