venerdì 6 ottobre

di | 5 Ottobre 2017

chagall giuseppe  Gen 41,37-57                                                

 37 La cosa piacque al faraone e a tutti i suoi ministri. 38 Il faraone disse ai ministri: «Potremo trovare un uomo come questo, in cui sia lo spirito di Dio?». 39 Poi il faraone disse a Giuseppe: «Dal momento che Dio ti ha manifestato tutto questo, nessuno è intelligente e saggio come te. 40 Tu stesso sarai il mio maggiordomo e ai tuoi ordini si schiererà tutto il mio popolo: solo per il trono io sarò più grande di te». 41 Il faraone disse a Giuseppe: «Ecco, io ti metto a capo di tutto il paese d’Egitto». 42 Il faraone si tolse di mano l’anello e lo pose sulla mano di Giuseppe; lo rivestì di abiti di lino finissimo e gli pose al collo un monile d’oro. 43 Poi lo fece montare sul suo secondo carro e davanti a lui si gridava: «Abrech». E così lo si stabilì su tutto il paese d’Egitto. 44 Poi il faraone disse a Giuseppe: «Sono il faraone, ma senza il tuo permesso nessuno potrà alzare la mano o il piede in tutto il paese d’Egitto». 45 E il faraone chiamò Giuseppe Zafnat-Paneach e gli diede in moglie Asenat, figlia di Potifera, sacerdote di On. Giuseppe uscì per tutto il paese d’Egitto. 46 Giuseppe aveva trent’anni quando si presentò al faraone re d’Egitto. Poi Giuseppe si allontanò dal faraone e percorse tutto il paese d’Egitto. 47 Durante i sette anni di abbondanza la terra produsse a profusione. 48 Egli raccolse tutti i viveri dei sette anni, nei quali vi era stata l’abbondanza nel paese d’Egitto, e ripose i viveri nelle città, cioè in ogni città ripose i viveri della campagna circostante. 49 Giuseppe ammassò il grano come la sabbia del mare, in grandissima quantità, così che non se ne fece più il computo, perché era incalcolabile. 50 Intanto nacquero a Giuseppe due figli, prima che venisse l’anno della carestia; glieli partorì Asenat, figlia di Potifera, sacerdote di On. 51 Giuseppe chiamò il primogenito Manasse, «perché – disse – Dio mi ha fatto dimenticare ogni affanno e tutta la casa di mio padre». 52 E il secondo lo chiamò Efraim, «perché – disse – Dio mi ha reso fecondo nel paese della mia afflizione». 53 Poi finirono i sette anni di abbondanza nel paese d’Egitto 54 e cominciarono i sette anni di carestia, come aveva detto Giuseppe. Ci fu carestia in tutti i paesi, ma in tutto l’Egitto c’era il pane. 55 Poi tutto il paese d’Egitto cominciò a sentire la fame e il popolo gridò al faraone per avere il pane. Allora il faraone disse a tutti gli Egiziani: «Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà». 56 La carestia dominava su tutta la terra. Allora Giuseppe aprì tutti i depositi in cui vi era grano e vendette il grano agli Egiziani, mentre la carestia si aggravava in Egitto. 57 E da tutti i paesi venivano in Egitto per acquistare grano da Giuseppe, perché la carestia infieriva su tutta la terra.

Commento

Il piano progettato da Giuseppe funziona. L’Egitto mette via grano in abbondanza per i 7 anni di vacche grasse. E quando viene la carestia egli inizia a vendere lo stesso grano agli Egiziani e a tutti i popoli vicini. Dopo il faraone il più potente in Egitto è Giuseppe. Questa vicenda della carestia prepara l’incontro e la riconciliazione con i fratelli. Di fatto Giuseppe si è mostrato un abile politico che lentamente è arrivato in alto. Ci sono alcuni particolari nel racconto che però segnano come una differenza, uno smarcamento rispetto alla sola questione del potere. Giuseppe si allontana  dal faraone e gira il paese d’Egitto. Si allontano dal potere per incontrare il popolo, la gente. Si allontana dal palazzo e raggiunge le periferie del regno per organizzare, fare, preparare magazzini per il futuro. Insomma non se ne sta nel palazzo reale godendosi la sua posizione privilegiata, ma sta con la gente per prendersi cura di loro. Questa è la vera saggezza politica! Preghiamo perché anche oggi possano nascere uomini di potere, ma sufficientemente lontani dal potere e vicini al popolo. Ancora, Giuseppe quando dà i nomi ai suoi figli si ricorda della sua casa, della sua afflizione e riconosce il suo essere uomo privilegiato. Infatti i due nomi sono Manasse: Dio mi ha fatto dimenticare ogni affanno e la casa di mio Padre e Efraim: Dio mi ha reso fecondo nel paese della mia afflizione. Riconosce che a fondamento della sua fortuna vi è una storia di sofferenza e una vicinanza di Dio. Giuseppe riconosce che la sua vicenda non è solo la sua vicenda, ma quella di un popolo, di una storia, di un Dio.

Preghiamo

Preghiamo per tutti i nostri politici

4 pensieri su “venerdì 6 ottobre

  1. . Elena

    Prendersi cura. Ancora una volta, un dono personale viene condiviso, rimesso in circolo, ed è dono per molti, per tutti. Dono di vita… cioè.dono di Dio. La relazione di cura e di condivisione è imprescindibile da Dio stesso. E se davvero il Signore operasse attraverso mani, cuori e intelligenze diverse per il bene dell’uomo capace di riconoscerlo ed accoglierlo ? Io credo di sì…
    Preghiamo per il politici, che hanno grande responsabilità nella vita e nel benessere dei popoli. Preghiamo perché i doni di ciascuno possano essere fonte di ricchezza e benessere per molti.

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  2. Luca

    Potremo trovare un uomo come questo, in cui sia lo spirito di Dio?
    Sintetizzando la riflessione di don Sandro, è nella domanda del faraone che si ritrova il metro con cui misurare l’agire dei nostri politici.
    È però prima di tutto una domanda con cui ciascuno di noi è chiamato a confrontarsi per pesare il suo impegno nella società.
    Signore donaci il tuo Spirito.

    Buona giornata a tutti!

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  3. sr Alida

    Giuseppe riceve potere ma si gestisce in modo che sia un bene per il popolo,
    rimane staccato pur essendo vicino ….i gesti ,l’amministrare i beni diventa provvidenza per tutti .Nella nostra obbedienza alla vita possa essere così …quando ci chiede di lasciare il nostro orticello ,il nostro pensiero ,o modificare il nostro essere a servizio nella famiglia ,nella comunità ,sul lavoro ..nei confronti di chi incontriamo o ci è affidato sul nostro cammino
    Con voi prego per i nostri politici .

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  4. sr Rita

    Preghiamo per le persone che stanno vivendo situazioni di dolore, non senso, confusione…ma che hanno dentro possibilità di rinascita e di fioritura. Che il Signore sia loro luce e forza e a noi sa data la capacità di accompagnarle.

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