venerdì 29 settembre

di | 28 Settembre 2017

Gen 37,1-36                                              

1 Giacobbe si stabilì nel paese dove suo padre era stato forestiero, nel paese di Canaan. 2 Questa è la storia della discendenza di Giacobbe. Giuseppe all’età di diciassette anni pascolava il gregge con i fratelli. Egli era giovane e stava con i figli di Bila e i figli di Zilpa, mogli di suo padre. Ora Giuseppe riferì al loro padre i pettegolezzi sul loro conto. 3 Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio avuto in vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica dalle lunghe maniche. 4 I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui più di tutti i suoi figli, lo odiavano e non potevano parlargli amichevolmente. 5 Ora Giuseppe fece un sogno e lo raccontò ai fratelli, che lo odiarono ancor di più. 6 Disse dunque loro: «Ascoltate questo sogno che ho fatto. 7 Noi stavamo legando covoni in mezzo alla campagna, quand’ecco il mio covone si alzò e restò diritto e i vostri covoni vennero intorno e si prostrarono davanti al mio». 8 Gli dissero i suoi fratelli: «Vorrai forse regnare su di noi o ci vorrai dominare?». Lo odiarono ancora di più a causa dei suoi sogni e delle sue parole. 9 Egli fece ancora un altro sogno e lo narrò al padre e ai fratelli e disse: «Ho fatto ancora un sogno, sentite: il sole, la luna e undici stelle si prostravano davanti a me». 10 Lo narrò dunque al padre e ai fratelli e il padre lo rimproverò e gli disse: «Che sogno è questo che hai fatto! Dovremo forse venire io e tua madre e i tuoi fratelli a prostrarci fino a terra davanti a te?». 11 I suoi fratelli perciò erano invidiosi di lui, ma suo padre tenne in mente la cosa. 12 I suoi fratelli andarono a pascolare il gregge del loro padre a Sichem. 13 Israele disse a Giuseppe: «Sai che i tuoi fratelli sono al pascolo a Sichem? Vieni, ti voglio mandare da loro». Gli rispose: «Eccomi!». 14 Gli disse: «Va’ a vedere come stanno i tuoi fratelli e come sta il bestiame, poi torna a riferirmi». Lo fece dunque partire dalla valle di Ebron ed egli arrivò a Sichem. 15 Mentr’egli andava errando per la campagna, lo trovò un uomo, che gli domandò: «Che cerchi?». 16 Rispose: «Cerco i miei fratelli. Indicami dove si trovano a pascolare». 17 Quell’uomo disse: «Hanno tolto le tende di qui, infatti li ho sentiti dire: Andiamo a Dotan». Allora Giuseppe andò in cerca dei suoi fratelli e li trovò a Dotan. 18 Essi lo videro da lontano e, prima che giungesse vicino a loro, complottarono di farlo morire. 19 Si dissero l’un l’altro: «Ecco, il sognatore arriva! 20 Orsù, uccidiamolo e gettiamolo in qualche cisterna! Poi diremo: Una bestia feroce l’ha divorato! Così vedremo che ne sarà dei suoi sogni!». 21 Ma Ruben sentì e volle salvarlo dalle loro mani, dicendo: «Non togliamogli la vita». 22 Poi disse loro: «Non versate il sangue, gettatelo in questa cisterna che è nel deserto, ma non colpitelo con la vostra mano»; egli intendeva salvarlo dalle loro mani e ricondurlo a suo padre. 23 Quando Giuseppe fu arrivato presso i suoi fratelli, essi lo spogliarono della sua tunica, quella tunica dalle lunghe maniche ch’egli indossava, 24 poi lo afferrarono e lo gettarono nella cisterna: era una cisterna vuota, senz’acqua. 25 Poi sedettero per prendere cibo. Quando ecco, alzando gli occhi, videro arrivare una carovana di Ismaeliti provenienti da Galaad, con i cammelli carichi di resina, di balsamo e di laudano, che andavano a portare in Egitto. 26 Allora Giuda disse ai fratelli: «Che guadagno c’è ad uccidere il nostro fratello e a nasconderne il sangue? 27 Su, vendiamolo agli Ismaeliti e la nostra mano non sia contro di lui, perché è nostro fratello e nostra carne». I suoi fratelli lo ascoltarono. 28 Passarono alcuni mercanti madianiti; essi tirarono su ed estrassero Giuseppe dalla cisterna e per venti sicli d’argento vendettero Giuseppe agli Ismaeliti. Così Giuseppe fu condotto in Egitto. 29 Quando Ruben ritornò alla cisterna, ecco Giuseppe non c’era più. Allora si stracciò le vesti, 30 tornò dai suoi fratelli e disse: «Il ragazzo non c’è più, dove andrò io?». 31 Presero allora la tunica di Giuseppe, scannarono un capro e intinsero la tunica nel sangue. 32 Poi mandarono al padre la tunica dalle lunghe maniche e gliela fecero pervenire con queste parole: «L’abbiamo trovata; riscontra se è o no la tunica di tuo figlio». 33 Egli la riconobbe e disse: «È la tunica di mio figlio! Una bestia feroce l’ha divorato. Giuseppe è stato sbranato». 34 Giacobbe si stracciò le vesti, si pose un cilicio attorno ai fianchi e fece lutto sul figlio per molti giorni. 35 Tutti i suoi figli e le sue figlie vennero a consolarlo, ma egli non volle essere consolato dicendo: «No, io voglio scendere in lutto dal figlio mio nella tomba». E il padre suo lo pianse. 36 Intanto i Madianiti lo vendettero in Egitto a Potifar, consigliere del faraone e comandante delle guardie.

Commento

Un testo molto lungo, 36 versetti, per mettere in scena un nuovo personaggio e con lui una nuova vicenda: Giuseppe figlio di Giacobbe e Rachele. Giuseppe il sognatore, come viene definito dai suoi fratelli. Ma questi sogni non sono capiti dai fratelli, tanto che lo venderanno come schiavo in Egitto. questi sogni però raccontano la vocazione, il sogno di Giuseppe. Forse il sogno, la vocazione di questo ragazzo, figlio prediletto dal padre Giacobbe, è il suo desiderio di una paternità e di una fraternità buona. Sarà il percorso di tutta la sua vita, sia quando vive con il padre, sia quando è venduto schiavo e poi per tutto il tempo in cui vive in Egitto. Porterà sempre nel cuore come nostalgia un padre e dei fratelli, la sua casa. Sarà costretto nel tempo a rompere questi legami e a ritrovarli in maniera nuova. Seguire la vocazione di Giuseppe che è un grandioso racconto di conflitto e di riconciliazione è un’avventura affascinante e capisco che in queste poche righe non posso dire molto. Per il momento limitiamoci a dire che l’invidia, la gelosia e l’odio dei fratelli portano Giuseppe in Egitto venduto come schiavo. Lo stesso comportamento di Giuseppe non aiuta molto i fratelli. Egli è colui al quale il padre ha regalato una bellissima veste, ma con una veste così non si lavora! I fratelli invece sì che lavorano. Egli è colui che riferisce tutto al padre, fa la spia. Insomma anche se tutto è fatto in buona fede, non mi sembra di capire che Giuseppe che sogna paternità e fraternità è colui che riesce a costruire questo sogno. Anche lui come tutti dovrà fare il suo percorso di vita per arrivare a realizzare il suo sogno. Intanto lo ritroviamo in Egitto.

Preghiamo

Preghiamo per Clara e Eugenio

3 pensieri su “venerdì 29 settembre

  1. . Elena

    Le storie di uomini duri e abituati al duro lavoro non lasciano spazio al sogno. Si muovono le gelosie e i sogni appaiono infranti. Ma…. c’è sempre un Dio delle diverse opportunità, anche dietro alle tragedie. Non è facile vederlo, né percepirlo, né accettarlo. Del brano odierno colgo il dolore e le diverse opportunità aperte da un distacco, da un allontanamento forzato e triste. Quante volte capita anche a noi nella vita… La fiducia nel Signore che fa bene tutte le cose, pur non privandoci delle nostre libertà ed un po’ di lungimiranza, ci permettano di leggere anche le cose negative e tristi, come motivo di cambiamento e nuova opportunità. Preghiamo secondo le intenzioni di ciascuno.

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  2. Luca

    In tutta onestà bisogna dire che Giacobbe e Giuseppe ci mettono del loro a far precipitare la situazione!
    Prego perché il signore non solo faccia germinare in noi il desiderio di compiere la sua volontà, ma ci insegni i modi e i tempi dei fratelli, che non sono i nostri.

    Buona giornata a tutti!

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  3. sr Alida

    Mi fermo sul cammino di vocazione di Giuseppe ,ogni vocazione ha i suoi ciotoli da superare….se poi questi sono posti dai famigliari è più difficile …
    E’ vero che ci son sentimenti ,sogni che si intrecciano ,positivi e negativi….
    preferenze ,e gelosie ,…..che poi diventano vere e proprie opportunità di conversione ….Ci aiuti il Signore nei nostri cammini quotidiani a non cogliere solo limiti ,ma anche le opportunità ,riunisca legami ,che talvolta la vita ci porta a lasciare .mi uniscoalla preghiera per Clara e Eugenio e alle intenzioni di ciascuno .

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