venerdì 14 aprile

di | 14 Aprile 2017

fiorivenerdì Santo – Dal vangelo di Giovanni

Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

Commento

scusate se ieri sera non ho scritto, ma sono arrivato alle 2 da Berbenno, dopo un ora di adorazione con gli adolescenti ed ero un po’ cotto. Rimedio adesso. È il venerdì di passione, con la via crucis, la liturgia di adorazione della croce e la processione del cristo morto. Questa sera, in questo Venerdì Santo, siamo invitati a salire sul Golgota per contemplare con profonda commozione la scena della morte di Gesù. Con le braccia inchiodate alla croce Egli grida: «È compiuto!». È anche l’ultima parola di Gesù su questa terra, prima morire! . Esso va interpretato nel suo vero significato più profondo: non solo in senso temporale, ma soprattutto in senso qualitativo, cioè, fino al culmine supremo, oltre il quale Gesù non avrebbe potuto andare. Più di così Gesù non poteva amare l’uomo. Per noi ha dato tutto, tutto quanto poteva. Davvero più di così non poteva: tutto è compiuto. Ebbene, tale manifestazione suprema del suo Amore è realizzata sulla Croce, dove, a pieno titolo, Egli può affermare: «È compiuto!»: la croce come dono è il punto estremo e supremo della rivelazione dell’Amore di Gesù per l’uomo è stato raggiunto.

Preghiamo

preghiamo per il papà di Edda che ci ha lasciato ieri.

3 pensieri su “venerdì 14 aprile

  1. sr Alida

    ” Piu’ di così non poteva amare l’uomo …” la qualità piu’ alta dell’amore è dare la vita , “Stavano presso la croce Maria Sua Madre e Giovanni …”Affida tutti noi in Giovanni a Sua Madre ,che RIMANE presso la croce …Mi prende un pò questo rimanere di Maria,presso la croce ,perchè sò che non ho la costanza di sostare un pò in questo mistero..Donami ,Signore pazienza e umiltà per stare presso la croce per scorgere nel Tuo volto i crocifissi di oggi …e prendermene cura ..Prego per il papà di Edda ,per lei e familiari ,

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  2. Anonimo

    E’ compiuto, Signore….
    Ed ora attendo in silenzio, di rivedere il Tuo volto nella luce più pura….
    Prego con voi per il papà di Edda e per le persone che lo hanno visto partire senza poter dire altro che ” E’ compiuto…”

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  3. sr Rita

    Il compimento della vita di Gesù, come il compimento della vita di ogni uomo – del papà di Edda – è una finestra che si apre sull’eternità di gioia. Che questo venerdì santo sia motivo di speranza per tutti noi, soprattutto per chi non riesce a vedere oltre “la fine”.

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