sabato 26 settembre

di | 25 Settembre 2020

Marco 8,1-10             

1 In quei giorni, poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, chiamò a sé i discepoli e disse loro: 2 «Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. 3 Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni di loro sono venuti da lontano». 4 Gli risposero i suoi discepoli: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?». 5 Domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette». 6 Ordinò alla folla di sedersi per terra. Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. 7 Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli. 8 Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte. 9 Erano circa quattromila. E li congedò. 10 Poi salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà.

Commento

Ed ecco che dopo la breve introduzione siamo catapultati subito al cap 8 del vangelo di Marco. Partiremo da qui per il nostro commento. Mi colpiscono due cose di questo brano. La prima è che questa è la seconda moltiplicazione o condivisione dei pani nel vangelo di Marco. La prima stava al cap. 6. Perché la necessità di ripetere quasi allo stesso modo lo stesso racconto? In genere quando ripetiamo più volte la stessa cosa è perché o uno non ha capito e allora rispieghiamo, oppure riteniamo che quel concetto, quell’idea è molto importante e allora la ripetiamo all’infinito fino a quando l’altro sembra aver capito. Io credo che Gesù ha messo insieme le due cose. Da una parte i discepoli non avevano capito il significato del pane, dall’altra Gesù riteneva che in quel pane e in quel gesto stava nascosto qualcosa che andava ripetuto più volte. ed ecco qui la seconda cosa che mi colpisce del racconto: che cosa non hanno capito i discepoli e che cosa andava ripetuto. In tutti e due i racconti ritorna la stessa identica motivazione circa il perché del gesto del pane: nel primo racconto si dice che ebbe compassione della folla, nel secondo sentì compassione. La motivazione è la stessa la compassione di Dio per l’uomo, a favore di una folla sfinita. La compassione è il patire di Dio, ma è un patire con, insieme all’uomo che soffre, che ha fame. Dio si muove a compassione, il vangelo è il racconto della compassione di Dio per l’uomo. Ecco che cosa vuol fare capire Gesù all’uomo: la compassione. Ed ecco che cosa non hanno capito i discepoli: la compassione di Dio per l’uomo. Ecco che cosa vuol fare capire a noi Gesù: la compassione di Dio.

Preghiamo

Preghiamo per Davide

2 pensieri su “sabato 26 settembre

  1. Elena

    La compassione….
    Patire con qualcuno. Ma che bisogno ha il Signore Gesù di patire con gli uomini? Chi glielo da fare? E noi, perché proviamo compassione? È un movimento di amore… Sono sempre arrivata a questa conclusione. Non è una semplice reazione emotiva di fronte alla fatica dell’altro, è un muoversi con amore vedendo l’altro come se stessi e assumendosene la fatica, che condivisa, si porta meglio. È amore… Nel Vangelo, questo amore di Dio si è fatto pane, accoglienza, cura, attenzione per l’altro. Che cosa ci muove in gesti miracolosi se non un amore immenso?
    Prego per Davide e ricordo al Padre quanti sono ammalati e stanchi.

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  2. sr Alida

    Compassione :chiama in azione il cuore:con patire, essere accanto, silenzio gesti d’amore.. Chiedo la compassione divina, per Davide, per Ottavio, per Claudio. E per tutti i malati

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