sabato 12 settembre

di | 11 Settembre 2020

At 25,1-12                                                                                   1 Festo dunque, raggiunta la provincia, tre giorni dopo salì da Cesarèa a Gerusalemme. 2 I capi dei sacerdoti e i notabili dei Giudei si presentarono a lui per accusare Paolo, e lo pregavano, 3 chiedendolo come un favore, in odio a Paolo, che lo facesse venire a Gerusalemme; e intanto preparavano un agguato per ucciderlo lungo il percorso. 4 Festo rispose che Paolo stava sotto custodia a Cesarèa e che egli stesso sarebbe partito di lì a poco. 5 «Quelli dunque tra voi – disse – che hanno autorità, scendano con me e, se vi è qualche colpa in quell’uomo, lo accusino». 6 Dopo essersi trattenuto fra loro non più di otto o dieci giorni, scese a Cesarèa e il giorno seguente, sedendo in tribunale, ordinò che gli si conducesse Paolo. 7 Appena egli giunse, lo attorniarono i Giudei scesi da Gerusalemme, portando molte gravi accuse, senza però riuscire a provarle. 8 Paolo disse a propria difesa: «Non ho commesso colpa alcuna, né contro la Legge dei Giudei né contro il tempio né contro Cesare». 9 Ma Festo, volendo fare un favore ai Giudei, si rivolse a Paolo e disse: «Vuoi salire a Gerusalemme per essere giudicato là di queste cose, davanti a me?». 10 Paolo rispose: «Mi trovo davanti al tribunale di Cesare: qui mi si deve giudicare. Ai Giudei non ho fatto alcun torto, come anche tu sai perfettamente. 11 Se dunque sono in colpa e ho commesso qualche cosa che meriti la morte, non rifiuto di morire; ma se nelle accuse di costoro non c’è nulla di vero, nessuno ha il potere di consegnarmi a loro. Io mi appello a Cesare». 12 Allora Festo, dopo aver discusso con il consiglio, rispose: «Ti sei appellato a Cesare, a Cesare andrai».

Commento

Mi sembra che il nostro testo denunci una separazione ormai drammatica tra la comunità della Prima Alleanza, i giudei  e la nuova comunità dei cristiani, la Chiesa. Ormai si dovrà accettare che resti il legame profondo determinato dalla Parola delle Scritture e dal suo compimento nell’evento di Gesù e nell’insegnamento degli Apostoli, il Nuovo Testamento; tutto questo dentro ferita della separazione drammatica tra le due comunità. Questo produce anche per la Chiesa un impoverimento grave, perché la pienezza del volto della Chiesa chiede che essa sia il frutto dell’abbattimento da parte del Cristo, “la nostra Pace”, del muro di separazione tra Israele e le genti e quindi l’essere i due un popolo solo. A questa ferita gravissima non ci si può rassegnare perché porta uno sfregio e una grave carenza alla Chiesa stessa. Ricordo qui questa realtà drammatica, perché mi sembra significativa l’obiezione che Paolo pronuncia davanti all’ipotesi di un giudizio su di lui da parte di un tribunale giudaico. Egli rifiuta l’ipotesi di essere giudicato da un tribunale giudaico e rivendica il suo diritto di appellarsi a Cesare in quanto cittadino romano. E’ come se Paolo non riconoscesse più, nei giudei che lo accusano, dei fratelli. E dunque preferisce un tribunale laico per proteggersi dall’ingiustizia e dalla violenza disposte per lui dai suoi oppositori. Nella storia prevarrà purtroppo la violenza della comunità cristiana contro gli ebrei, mentre qui è il cristiano ad essere perseguitato. Ma il giudizio più grave su queste nefandezze resta appunto il disegno divino che prevede non una semplice convivenza, ma appunto la comunione tra le due comunità credenti, nel mistero di Gesù Cristo.

Preghiamo per i nostri fratelli ebrei.

2 pensieri su “sabato 12 settembre

  1. sr Alida

    Seguendo Paolo nel suo calvario assomiglia tanto al calvario di Gesù…Mi unisco alla preghiera per la comunione delle comunità credenti ….per i nostri fratelli ebrei Per le intenzioni che portiamo in cuore,,,,

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