martedì 8 gennaio

di | 7 Gennaio 2019

giobbeGiobbe 19,1-13

[13]I miei fratelli si sono allontanati da me,
persino gli amici mi si sono fatti stranieri.
[14]Scomparsi sono vicini e conoscenti,
mi hanno dimenticato gli ospiti di casa;
[15]da estraneo mi trattano le mie ancelle,
un forestiero sono ai loro occhi.
[16]Chiamo il mio servo ed egli non risponde,
devo supplicarlo con la mia bocca.
[17]Il mio fiato è ripugnante per mia moglie
e faccio schifo ai figli di mia madre.
[18]Anche i monelli hanno ribrezzo di me:
se tento d’alzarmi, mi danno la baia.
[19]Mi hanno in orrore tutti i miei confidenti:
quelli che amavo si rivoltano contro di me.
[20]Alla pelle si attaccano le mie ossa
e non è salva che la pelle dei miei denti.
[21]Pietà, pietà di me, almeno voi miei amici,
perché la mano di Dio mi ha percosso!
[22]Perché vi accanite contro di me, come Dio,
e non siete mai sazi della mia carne?
[23]Oh, se le mie parole si scrivessero,
se si fissassero in un libro,
[24]fossero impresse con stilo di ferro sul piombo,
per sempre s’incidessero sulla roccia!
[25]Io lo so che il mio Vendicatore è vivo
e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!
[26]Dopo che questa mia pelle sarà distrutta,
senza la mia carne, vedrò Dio.
[27]Io lo vedrò, io stesso,
e i miei occhi lo contempleranno non da straniero.
Le mie viscere si consumano dentro di me.
[28]Poiché dite: «Come lo perseguitiamo noi,
se la radice del suo danno è in lui?»,
[29]temete per voi la spada,
poiché punitrice d’iniquità è la spada,
affinché sappiate che c’è un giudice.

Commento

Continua questo grido disperato di Giobbe. Forse questo è uno dei testi più conosciuti di tutto il libro. Sembra quasi che Giobbe nella sua preghiera cerchi un amico, uno solidale con lui, perché sembra essere nell’abbandono più totale. Potremmo quasi parlare di una preghiera “orizzontale” che non è solo rivolta a Dio, ma all’uomo stesso, nella ricerca di una consolazione, di un chiarimento.  E se anche tutto sembra rimanere senza risposta, Giobbe continua ad innalzare il suo grido di invocazione e di aiuto. Ed eccole queste parole: «Magari si scrivessero le mie parole, magari si incidessero con stilo di piombo. Giobbe desidera che le sue parole siano incise «con scalpello di ferro e con piombo», che vengano scolpite nella roccia, che non muoiano con lui. Vuole lasciare il suo testamento, come ultimo messaggio. La Bibbia è stata questa roccia di salvezza, la roccia su cui incidere il proprio dolore.  Ci si svela allora una chiave di lettura profonda di tutto il libro di Giobbe: gli amici capaci di pietas ai quali Giobbe implora solidarietà siamo noi, i lettori destinatari del suo canto, che possiamo raccogliere oggi il suo sos e rispondere. Ogni grido inascoltato custodito nella Bibbia è rivolto a noi. Ma ogni grido dell’umanità è un sos lanciato a tutti noi che noi dobbiamo in qualche raccogliere.

Preghiamo

Preghiamo per tutti i malati.

3 pensieri su “martedì 8 gennaio

  1. sr Rita

    Quanti poveri Giobbe anche oggi gridano e pare che nessuno li ascolti. Bella la conclusone della riflessione di Don Sandro: Ogni grido inascoltato, custodito nella Bibbia, è rivolto a noi. Quanto bisogno abbiamo di imparare ad ascoltare queste grida inascoltata…pare perfino da Dio. E’ l’esperienza che ogni giorno mi passa tra le mani e nel cuore. A volte sento che la mia fede non è poi così salda….Ma dove è il Dio Padre misericordioso, tenerezza infinta…che ama ogni suo figlio, specie se fraglie e solo….???
    Poi, come Giobbe, mi metto la mano sulla bocca e taccio.

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  2. . Elena

    Oggi leggo, medito e resto in silenzio, per fare entrare ancor più in profondità questo grido di dolore e solitudine, di Giobbe della Bibbia e di tutti i Giobbe che ci sono.

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  3. srAlida

    Il grido di Giobbe ,il grido di tanti oggi in mezzo al perchè e a tante domande,il silenzio è cosa opportuna ,c’è un filo di speranza ,dove dice “io lo vedrò ,…” Che io ascolti questo grido in chi è posto sul mio cammino ,prego con voi per tutti i malati

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