martedì 26 novembre

di | 26 Novembre 2019

Lc 3,7-20               

7Alle folle che andavano a farsi battezzare da lui, Giovanni diceva: «Razza di vipere, chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? 8Fate dunque frutti degni della conversione e non cominciate a dire fra voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. 9Anzi, già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco». 10Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». 11Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». 12Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». 13Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». 14Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». 15Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, 16Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i laccidei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. 17Tiene in mano la palaper pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». 18Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Commento

Giovanni riassume e conclude la predicazione degli antichi profeti. Egli accoglie la forza, la carica, a volte la durezza delle parole di questi antichi profeti. Per Giovanni contano i fatti, i gesti, le azioni e quindi chiede a tutti un reale cambiamento di vita. La forza di queste parole ci fa pensare a come Giovanni era preso dal sacro fuoco degli antichi profeti; parole che diventano fuoco ardente, passione per l’uomo e feconda attesa del messia. Questa purificazione e conversione è la premessa per cogliere la venuta del messia salvatore. Questo vale  anche per noi oggi: se non c’è purificazione della vita e conversione del cuore ad una nuova mentalità, ad un nuovo modo di agire non c’è neppure la possibilità di accogliere il messia e la sua parola. La gente chiede che cosa deve fare per cambiare vita. Giovanni agli esattori delle tasse chiede di non rubare, ai soldati non maltrattare, a tutti chiede di attendere il salvatore. La predicazione del Battista fa nascere in chi l’ascolta, non soltanto la volontà di cambiare vita, ma anche e soprattutto la speranza della venuta del salvatore. Questo era il modo di evangelizzare: chiedere conversione e offrire speranza.

Preghiamo

Preghiamo per la pace nel mondo

3 pensieri su “martedì 26 novembre

  1. Elena

    Certo che Giovanni non usa mezzi termini nel preparare la via a Gesù. Chiede una conversione di azioni, chiede giustizia ed attenzione sul povero e sull’indifeso, chiede coerenza e pulizia profonda. Solo così poi, si è degni di accogliere il vero Maestro! E la mia conversione, mi domando, è profonda ed agita? Quanto ancora devo ripulire in me, affinché Gesù mi possa abitare? Quanto ancora devo liberare…
    Preghiamo per la pace nel mondo.

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  2. sr Alida

    Che cosa dobbiamo FARE e anche cosa dobbiamo ESSERE:mentalità cuore nuovi ..RELAZIONI BUONE …Credere FIDARSI DI GESU’ che vuole abitare in mezzo a noi ….Riaffidare sempre le persone che conosciamo bisognose di Pace ,di serenità , di guarigione ,di forza per continuare ,riaffidare il mio ricominciare dopo il Suo perdono…Mi unisco alla preghiera per la pace nel mondo e per il ritorno di Papa Francesco.

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  3. Sr Rita

    Quando ascolto Giovanni penso alla conversione che parte da me. Quando ascolto Papa Francesco penso alla conversione che parte da Gesù. Saranno due strade differenti, ma alla fine entrambe si incontrano nella persona di Gesù, nel suo stile di vita, nel suo cuore misericordioso.
    Prego affinché ciascuno, secondo la sua strada, possa avvolgersi nella comunione tenera e buona del Signore che rimanda a fare altrettanto coi fratelli e i poveri.

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