martedì 25 settembre

di | 24 Settembre 2018

la notte della sapienza chagallqoelet 5,8- 17

[9]Chi ama il denaro, mai si sazia di denaro e chi ama la ricchezza, non ne trae profitto. Anche questo è vanità. [10]Con il crescere dei beni i parassiti aumentano e qual vantaggio ne riceve il padrone, se non di vederli con gli occhi? [11]Dolce è il sonno del lavoratore, poco o molto che mangi; ma la sazietà del ricco non lo lascia dormire. [12]Un altro brutto malanno ho visto sotto il sole: ricchezze custodite dal padrone a proprio danno. [13]Se ne vanno in fumo queste ricchezze per un cattivo affare e il figlio che gli è nato non ha nulla nelle mani. [14]Come è uscito nudo dal grembo di sua madre, così se ne andrà di nuovo come era venuto, e dalle sue fatiche non ricaverà nulla da portar con sé. [15]Anche questo è un brutto malanno: che se ne vada proprio come è venuto. Qual vantaggio ricava dall’aver gettato le sue fatiche al vento? [16]Inoltre avrà passato tutti i suoi giorni nell’oscurità e nel pianto fra molti guai, malanni e crucci. [17]Ecco quello che ho concluso: è meglio mangiare e bere e godere dei beni in ogni fatica durata sotto il sole, nei pochi giorni di vita che Dio gli dà: è questa la sua sorte.

Commento

Quello del rapporto con la ricchezza è un tema molto sensibile per ogni persona e per ogni società, perchè sembra la condizione indispensabile per raggiungere la felicità. Per molti arricchire è lo scopo fondamentale della vita. Anche i poveri spesso invidiano i ricchi e sognano di diventarlo. Qoèlet, che conosceva bene questa mentalità perché era quella del suo ambiente, fa una dura critica all’idea che il denaro porti la felicità e sia un segno della benedizione divina. Qoèlet contrappone all’avaro, allo sprecone, all’avido di soldi, a chi lavora per accumulare capitale e ricchezza la scena dolce e serena della persona che ha imparato a godere dei piccoli piaceri della vita, con sobrietà e moderazione, in uno stile gioioso e grato a Dio per i doni ricevuti, senza sprechi e lussi. Questo stile di vita sobrio vale per chi ha molto e per chi ha poco, ognuno godendo di ciò che ha e trovando nelle gioie quotidiane del vivere famigliare, lavorativo e sociale la forza per sopportare le difficoltà, le sofferenze, i fallimenti della vita e per non pensare troppo alla morte che si avvicina.

Preghiamo

Preghiamo per la nonna di Mario che ci ha lasciato.

3 pensieri su “martedì 25 settembre

  1. srAlida

    Prendere la propria vita in mano ,con gratitudine ,sobrietà ,godere dei doni ricevuti di ciò che si ha ,gioie quotidiane del lavoro e del vivere familiare….guardare la vita come la vede Dio chiedendo rinnovata speranza e forza…questo non è vanità !……Pregando per la nonna di Marco,prego anche per il fratello di sr Tommasina ,Pietro che ci ha lasciato e per chi più è in difficoltà in questo tempo .

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  2. sr Rita

    La sapienza un poco originale di Qoelet è anche molto realistica. I parassiti aumentano attorno a chi ha denaro e fin che ne ha…Poi tutto va in fumo, appunto nella vanità.
    Il sonno del lavoratore è dolce, proprio perché nel lavoro responsabile e umile l’uomo costruisce se stesso secondo il disegno di Dio. Chi pensa di realizzarsi solo nella frivolezza, nella ricchezza e nel piacere non ha una prospettiva molto lunga nella vita.
    Preghiamo per tutti coloro che sudano per realizzare la propria vita.

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  3. . Elena

    È davvero bella l’immagine del dolce riposo dell’uomo semplice e sobrio, che grato e felice conclude la giornata e la vita con gioia con ciò che realizzato di bello e di buono ogni santo giorno! Ho incontrato diverse persone così, parche nei consumi e nei costumi, semplici e serene, illuminate e sagge, felici nel loro quotidiano, lavorato con fatica, ma sempre con lo sguardo verso il cielo, verso l’alto e verso l’altro. Semplice ricetta per una vita piena ed un riposo sereno… Preghiamo per custodire anche noi questa ricetta, per gustare ogni momento come un dono, nel poco e nel tanto. Preghiamo per le persone care che sono tornate al Padre e per le loro famiglie nel lutto.

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