martedì 23 maggio

di | 22 Maggio 2017

I discepoli di Emmaus – Arcabas

Matteo  22,15-22                                   

15 Allora i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi. 16 Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. 17 Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». 18 Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? 19 Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. 20 Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». 21 Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». 22 A queste parole rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono.

Commento

Il brano è molto conosciuto. Ma quel rendete a Cesare quel che  è di Cesare e a Dio quel che è di Dio è complicato e lo si può spiegare in mille modi diversi. Teniamo conto che la risposta di Gesù al quesito posto dai farisei è il cuore del brano di oggi. Vediamo allora di abbozzare una timida risposta. Mi sembra che il problema che si pone è del genere che cosa mi appartiene? Dal testo evangelico sembra che niente mi appartenga perché o è di Cesare o è di Dio. E se Cesare è rappresentativo del mondo e Dio del divino possiamo dire che tutto è del mondo o di Dio. Abbiamo come un sacro dovere di riconoscere che tutto quello che possediamo va in qualche modo restituito o alla terra o a Dio. Quello che non è della terra è di Dio! Per noi questa operazione della restituzione è molto complicata perché pensiamo sempre che qualcosa è nostro: i figli, il denaro, le proprietà, la verità, la cultura….. no niente è nostro e tutto va restituito, ridonato. Se teniamo buona questa prospettiva ci accorgiamo che tanto è dovuto a Cesare, al mondo, ma molto di più è dovuto a Dio. È chiaro che non sto parlando di potere mondano, ma di affidamento della vita: a chi affido la mia vita? alle tasse pagate a Cesare che danno la possibilità di vivere bene o a Dio che è la fonte della vera vita. Mi sembra di cogliere nelle parole di Gesù la seguente soluzione: c’è un qualcosa che va dato a Cesare perché l’autorità possa far crescere il bene comune (e questo è il grande dramma dell’oggi: un’autorità che non cerca il bene comune) ma c’è molto che va dato a Dio perché lui solo mi regala il senso della vita piena. Quello che è Dio è la croce e l’amore di carità: il nostro fragile amore va continuamente restituito a Lui perché Lui possa aiutarci a vivere nella carità.

Preghiamo

Preghiamo per la pace nel mondo

4 pensieri su “martedì 23 maggio

  1. sr Alida

    Tutto va restituito ,ridonato ..tanto di ciò che viviamo va ridonato a Dio ,A CHI AFFIDO LA MIA VITA? Il nostro fragile amore va restituito a Dio perchè lo rinnovi e risani ..A chi affido la mia vita ,sia la domanda che deve accompagnare i giorni ..da custodire per rimanere all’erta ,per contribuire alla pace ,e al bene comune ,per cui prego …

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  2. . Elena

    Mi soffermo sul nostro essere parti del mondo, cui lasceremo il corpo e le “cose”, e parte di Dio, cui torna la nostra vera ricchezza, perché a Lui apparteniamo, nel senso che ne siamo parte. È bello pensare e sentire di appartenere a qualcuno, non ci fa mai sentire soli, ci fa sentire di aver trovato casa. Così mi piace l’idea di restituire al Signore la mia vita, prima o poi, con tutto quello che di buono e di bello ci avrò costruito con la sua grazia. Sarà il tornare a casa. Nella preghiera di oggi ricordiamo la lotta a tutte le mafie e le vite spese per la giustizia e la pace.

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  3. Pinuccia

    Rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono. Sembra quasi che Gesù scotti, stare vicino a Lui, ascoltarlo fa venire le vertigini. Quindi l’alternativa è lasciarlo e andare via di corsa oppure lasciarsi catturare a cadere nelle sue braccia stendendo le nostre lungo la nostra croce per restituire il nostro fragile amore r avete in cambio la vita piena. Signore che non scappi da te, che non abbia paura della vertigine d’amore!

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