martedì 16 gennaio

di | 16 Gennaio 2018

lettera ai romani Rm 14,13-23                                                
13D’ora in poi non giudichiamoci più gli uni gli altri; piuttosto fate in modo di non essere causa di inciampo o di scandalo per il fratello. 14Io so, e ne sono persuaso nel Signore Gesù, che nulla è impuro in se stesso; ma se uno ritiene qualcosa come impuro, per lui è impuro. 15Ora se per un cibo il tuo fratello resta turbato, tu non ti comporti più secondo carità. Non mandare in rovina con il tuo cibo colui per il quale Cristo è morto! 16Non divenga motivo di rimprovero il bene di cui godete! 17Il regno di Dio infatti non è cibo o bevanda, ma giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo: 18chi si fa servitore di Cristo in queste cose è bene accetto a Dio e stimato dagli uomini. 19Cerchiamo dunque ciò che porta alla pace e alla edificazione vicendevole. 20Non distruggere l’opera di Dio per una questione di cibo! Tutte le cose sono pure; ma è male per un uomo mangiare dando scandalo. 21Perciò è bene non mangiare carne né bere vino né altra cosa per la quale il tuo fratello possa scandalizzarsi. 22La convinzione che tu hai, conservala per te stesso davanti a Dio. Beato chi non condanna se stesso a causa di ciò che approva. 23Ma chi è nel dubbio, mangiando si condanna, perché non agisce secondo coscienza; tutto ciò, infatti, che non viene dalla coscienza è peccato.

Commento

Teniamo come  ben ferma in noi l’osservazione cha abbiamo fatta fin dall’inizio di quest’ultima parte della Lettera ai Romani, dall’inizio del cap.12, e cioè come la più alta preoccupazione di Paolo sia quella di contrastare il pericolo che la “verità” e la “giustizia” che qualcuno possa pensare di possedere, rechi scandalo e inciampo a chi per la fragilità della sua coscienza  possa non intendere e non accettare. C’è dunque un criterio assoluto di verità, ed è quello della carità, dell’amore fraterno. Con molta forza questo principio viene riaffermato nella Parola che oggi il Signore ci regala.
Ecco allora l’esortazione che ne deriva: “non giudichiamoci più gli uni gli altri”, facendo attenzione a non provocare danno nella coscienza e nella vita del nostro fratello.  Paolo stesso in certa maniera si mette in gioco, confermando, al che “nulla è impuro in se stesso”. Ma subito afferma che tale giudizio è necessariamente consegnato alla coscienza di ciascuno. Per cui, se quello che io ritengo puro, per il mio fratello è impuro, io non posso ignorare questo fatto, e devo rispettare la sua coscienza. Per questo, non posso agire secondo la mia coscienza turbando quella del mio fratello. In tal caso, dice Paolo, “tu non ti comporti più secondo carità” e aggiunge una fortissima esortazione: “Non mandare in rovina per il tuo cibo colui per il quale Cristo è morto”. Stupenda definizione del mio prossimo, chiunque egli sia: egli è “colui per il quale Cristo è morto”. E, ovviamente, Cristo è morto per lui precedentemente e indipendentemente dal suo attuale comportamento.

Preghiamo

Preghiamo perché nei credenti il criterio ultimo per agire possa sempre essere quello della carità

3 pensieri su “martedì 16 gennaio

  1. . Elena

    “Cerchiamo dunque ciò che porta alla pace e alla edificazione vicendevole”. Non posso dimenticare che vivo con gli altri, in mezzo a tante persone diverse da me, ma ugualmente importanti davanti al Signore. Alla base della pace c’è lo sguardo intorno, c’è lo sguardo rispettoso che tiene conto tanto di me stesso e della mia coscienza, quanto dell’altro, pari a me. Come è importante questo sguardo…. Chiediamo al Signore che lo tenga attento e vigile in ciascuno di noi, per poter costruire ogni giorno un pezzetto di strada sulla via della pace!

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  2. sr Rita

    D’ora in poi non giudichiamoci più gli uni gli altri.. Ci doni ili Signore questa libertà e questo coraggio della carità.

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