martedì 13 novembre

di | 13 Novembre 2018

giobbe - francesco bettiGb 4,1 – 17

1]Elifaz il Temanita prese la parola e disse:[2]Se si tenta di parlarti, ti sarà forse gravoso?
Ma chi può trattenere il discorso?
[3]Ecco, tu hai istruito molti
e a mani fiacche hai ridato vigore;
[4]le tue parole hanno sorretto chi vacillava
e le ginocchia che si piegavano hai rafforzato.
[5]Ma ora questo accade a te e ti abbatti;
capita a te e ne sei sconvolto.
[6]La tua pietà non era forse la tua fiducia
e la tua condotta integra, la tua speranza?
[7]Ricordalo: quale innocente è mai perito
e quando mai furon distrutti gli uomini retti?
[8]Per quanto io ho visto, chi coltiva iniquità,
chi semina affanni, li raccoglie.
[9]A un soffio di Dio periscono
e dallo sfogo della sua ira sono annientati.
[10]Il ruggito del leone e l’urlo del leopardo
e i denti dei leoncelli sono frantumati.
[11]Il leone è perito per mancanza di preda
e i figli della leonessa sono stati dispersi.
[12]A me fu recata, furtiva, una parola
e il mio orecchio ne percepì il lieve sussurro.
[13]Nei fantasmi, tra visioni notturne,
quando grava sugli uomini il sonno,
[14]terrore mi prese e spavento
e tutte le ossa mi fece tremare;
[15]un vento mi passò sulla faccia,
e il pelo si drizzò sulla mia carne…
[16]Stava là ritto uno, di cui non riconobbi l’aspetto,
un fantasma stava davanti ai miei occhi…
Un sussurro…, e una voce mi si fece sentire:
[17]«Può il mortale essere giusto davanti a Dio
o innocente l’uomo davanti al suo creatore?

Commento

Entrano in gioco gli amici. Essi non hanno solo la funzione di consolare, ma anche  di dare una spiegazione a Giobbe e a tutti di che cosa è successo. Cercano un motivo alle sventure di Giobbe. Succede sempre così: prima si prova a consolare e poi a spiegare. Il problema è che spiegando si giudica. Il primo amico è Elifaz. Egli tenta la strada seguente per spiegare cosa è successo. Elifaz sembra rimproverare a Giobbe una mancanza di coerenza morale. Giobbe era stato un maestro di fortezza, aveva consolato e aiutato altre persone che si trovavano in una situazione simile a quella nella quale è precipitato lui; ma ora non riesce a utilizzare per se stesso quelle risorse morali che aveva per anni donato agli altri. Il problema è che quando si cade in una sventura così grande non volgano più questi discorsi etici, noi diremmo di valore. Il vento impetuoso della disgrazia, insieme ai beni, ai figli, alla salute spazza via anche le certezze morali di ieri. Sta qui la difficoltà delle prove vere e grandi della vita. La notte avvolge tutto, e l’anima non possiede più né un vocabolario né una grammatica per scrivere frasi di vita. Le parole del tempo della gioia e delle certezze appaiono ora come menzogna, come inganno, non verità.

Preghiamo

Preghiamo per Chiara

5 pensieri su “martedì 13 novembre

  1. sr Rita

    La consolazione non è cosa da poco e non parte dalle parole degli uomini. La consolazione è cosa di Dio. Per questo va chiesta a Dio in umiltà e partecipata a chi soffre con discrezione. Tutti sperimentiamo la bontà e la soddisfazione di riuscire a consolare qualcuno, che magari ci gratifica dicendo che le nostre parole l’hanno aiutato a superar e la prova. Ma la consolazione non ha per oggetto noi, ma Dio che, attraverso noi, può raggiungere il cuore e la vita dell’altro.
    Preghiamo per i “consolatori” e per chi ha bisogno di consolazione, quella con cui siamo consolati noi stessi da Dio.

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  2. sr Rita

    Oggi inizio una settimana di esercii spirituali. Mi affido alla vostra preghiera.

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  3. . Elena

    È difficile trovare parole di conforto senza entrare nei luoghi comuni, nel giudizio, nelle frasi fatte, nel pietismo, senza forzare con le spiegazioni…. tutte cose umane, perciò fragili. Chiediamo a Dio il dono umile del silenzio, a volte si è più vicini al cuore di chi soffre molto senza le parole, che spesso fanno pasticci…
    Preghiamo per sr Rita nel tempo dei suoi esercizi spirituali, per Chiara, per chi consola attraverso la luce e la forza data dal Signore.

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  4. Luca

    Se si tenta di parlarti, ti sarà forse gravoso?
    Ma chi può trattenere il discorso?

    Ecco l’errore…. dobbiamo sempre dire qualcosa, perché il silenzio ci fa paura, ci fa sentire impotenti.
    Ma è inutile illuderci, è proprio così: di fronte al dolore nulla possiamo, ogni parola è proprio quella sbagliata.
    Bisogna semplicemente sostare, fisicamente e/o spiritualmente, accanto a chi soffre, pronti a cogliere la richiesta d’aiuto, ma senza imporlo.

    Preghiamo per Michela

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  5. srAlida

    Di solito rimango in silenzio ,di fronte alla sofferenza….chiedo al Signore di sostare ancora di più .Mi unisco alla preghiera per Chiara per sr Rita ,per chi consola ,per chi ha bisogno di consolazione .

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