martedì 13 febbraio

di | 12 Marzo 2018

profeta geremia iconaGer 16,1-15                                                

1 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 2 “Non prendere moglie, non aver figli né figlie in questo luogo, 3 perché dice il Signore riguardo ai figli e alle figlie che nascono in questo luogo e riguardo alle madri che li partoriscono e ai padri che li generano in questo paese: 4 Moriranno di malattie strazianti, non saranno rimpianti né sepolti, ma saranno come letame sulla terra. Periranno di spada e di fame; i loro cadaveri saranno pasto degli uccelli dell’aria e delle bestie della terra”. 5 Poiché così dice il Signore: “Non entrare in una casa dove si fa un banchetto funebre, non piangere con loro né commiserarli, perché io ho ritirato da questo popolo la mia pace – dice il Signore – la mia benevolenza e la mia compassione. 6 Moriranno in questo paese grandi e piccoli; non saranno sepolti né si farà lamento per essi; nessuno si farà incisioni né si taglierà i capelli. 7 Non si spezzerà il pane all’afflitto per consolarlo del morto e non gli si darà da bere il calice della consolazione per suo padre e per sua madre. 8 Non entrare nemmeno in una casa dove si banchetta per sederti a mangiare e a bere con loro, 9 poiché così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Ecco, sotto i vostri occhi e nei vostri giorni farò cessare da questo luogo le voci di gioia e di allegria, la voce dello sposo e della sposa. 10 Quando annunzierai a questo popolo tutte queste cose, ti diranno: Perché il Signore ha decretato contro di noi questa sventura così grande? Quali iniquità e quali peccati abbiamo commesso contro il Signore nostro Dio? 11 Tu allora risponderai loro: Perché i vostri padri mi abbandonarono – parola del Signore – seguirono altri dei, li servirono e li adorarono, mentre abbandonarono me e non osservarono la mia legge. 12 Voi però avete agito peggio dei vostri padri; ognuno di voi, infatti, segue la caparbietà del suo cuore malvagio rifiutandosi di ascoltarmi. 13 Perciò vi scaccerò da questo paese verso un paese che né voi né i vostri padri avete conosciuto e là servirete divinità straniere giorno e notte, poiché io non vi userò più misericordia. 14 Pertanto, ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali non si dirà più: Per la vita del Signore che ha fatto uscire gli Israeliti dal paese d’Egitto; 15 ma piuttosto si dirà: Per la vita del Signore che ha fatto uscire gli Israeliti dal paese del settentrione e da tutte le regioni dove li aveva dispersi. E io li ricondurrò nel loro paese che avevo concesso ai loro padri.

Commento

sintetizzo in maniera un pò maldestra questo testo così lungo e compelsso. Il Signore dà tre comandi al profeta: non sposarsi né generare figli; non entrare in case in lutto; e non partecipare a banchetti di gioia. E dà anche le ragioni per questi tre comandi: per essere stato abbandonato dal suo popolo, che segue il proprio cuore malvagio, e serve dei stranieri e vani. E qui Geremia parla come di una punizione divina. Tale punizione contro il male del popolo consiste nell’abbandonarlo e nel restituirlo a una condizione nella quale sono assenti la sua persona e la sua opera. Così, come in controluce, si coglie nella condizione esiliata del popolo, quale sia la fisionomia più profonda dell’alleanza d’amore che Dio ha sancito con la sua gente. tale fisionomia è segnata tutta dalla vicinza fedele di Dio anche quando il popolo sbaglia. E’ dunque di grande rilievo che nel nostro brano di oggi venga indicata prima di tutto la vita nuziale e famigliare come colpita dal castigo del Signore. Infedeli a Lui, i suoi figli perdono quel segno della sua presenza tra loro che sono le nozze e il dono dei figli.  E questo si compie nell’orizzonte cupo di un ritorno del dominio della morte. In questo modo  vengono a cadere tutte le vie che il Signore aveva indicato al suo popolo “per consolarlo del morto”; E’ la caduta della speranza di Israele. Sono cose che credo tutti conosciamo bene. Mentre fino a quel momento si ricordava l’esodo come un tempo di passaggio ora si ricorda il nuovo tempo quello della schiavitù in Babilonia. Ma anche questo tempo così oscuro sarà alla fine segnato dalla speranza perché Dio ricondurrà nel loro paese il popolo schiavo.

Preghiamo

Preghiamo per  Viola

 

3 pensieri su “martedì 13 febbraio

  1. srAlida

    Dio nella Sua misericordia allerta il profeta ,riguardo la vita che non può concedere,per i troppi misfatti ..Poi aggiunge “li ricondurrò nel loro paese ” Di nuovo Dio ridona futuro e speranza….Quanto è grande ,Signore il Tuo amore ,riconduci e converti ,irrompi e salvi dal male peggiore……..Donaci luce e consapevolezza perchè non ci perdiamo in cose vane e nelle fatiche del cammino non abbiamo a soccombere…prego per Viola e per le intenzioni di ieri e di oggi .

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  2. Rita

    Un popolo confuso e infedele non riesce più a stare in sintonia con Dio e i suoi precetti. Preghiamo affinché i religiosi e religiose della nostra diocesi di União da Vitoria che si incontrano domani per un ritiro e eleggere il coordinamento possano crescere nella passione per Dio e per l’uomo.

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  3. . Elena

    E se Dio ritira da noi la pace, la benevolenza e la compassione, che ne è di noi? Che cosa siamo noi?Quanta la confusione e quanto il male oggi come allora, nelle nostre scelte, nel nostro rapportarci con il Signore e con gli altri. Preghiamo per la lucidità, la coerenza e la trasparenza delle nostre vite, per Viola, per tutti i religiosi impegnati in decisioni complesse.

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