martedì 12 aprile

di | 11 Aprile 2016

avvento bose Marco 6,30-34                                                                

30 Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. 31 Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. 32 Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. 33 Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.  34 Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Commento

Il breve testo di oggi è ricco di particolari interessanti che solo Marco ricorda. E’ questa una sua caratteristica! Proprio il testo più breve tra i quattro Vangeli, è anche il più ricco di particolari. Sono tratti di vita molto semplici, e concreti, e, credo, proprio per questo molto importanti. Il rischio nostro è quello di dimenticare che l’insegnamento del Signore è il volto e il cuore della vita nuova. Una vita, dunque! Spesso invece ho l’impressione che interpretiamo l’ “insegnamento” come qualcosa di staccato e di alternativo ai gesti e agli eventi della vita comune. Anche davanti alla Parola che oggi riceviamo, mi domando: di quale insegnamento si tratta? E perché le folle sono così fortemente attirate dal suo insegnamento? Perché è la prospettiva e il contenuto di una vita radicalmente alternativa, ma del tutto concreta. Quello che mi affascina è questo racconto della vita secondo il vangelo. Segnalo alcuni di questi passaggi contenuti nel nostro testo: Il vedersi per raccontare quello che è successo e quello che si è fatto e detto. La necessità di riprendere il fiato perché c’è un sacco da fare: non c’è neppure il tempo di mangiare, tanta è la gente che va e che viene. Un luogo tranquillo di ritiro. Ecco sono tutti piccoli segni che fanno il quotidiano di Gesù, ma che fanno anche il quotidiano degli uomini e dei credenti. Ma quando la folla arriva, Gesù, preso dallo sguardo di compassione, cambia registro e si immerge nella vita della gente. Vedremo che cosa produrrà questa immersione nella vita quotidiana.

 preghiamo

preghiamo perché le nazioni invece di costruire muri e steccati, possano costruire ponti.

3 pensieri su “martedì 12 aprile

  1. Elena

    Noto la concretezza della Parola di oggi.
    Questo dedicarsi instancabilmente agli altri, ma Gesù è saggio e sa che occorre anche ritirarsi, riposarsi un po’ in un luogo deserto, quieto, dove recuperare un poco di pace interiore e silenzio, ma anche dove scambiarsi le esperienze, come in famiglia, alla sera. C’è una grande intimità in questo ritrovarsi, in famiglia, nella famiglia di Gesù. E poi, poco dopo, di nuovo nel mondo, perché il bisogno di Dio e di nuova vita, è troppo grande.
    Vita di servizio, mi vien da dire… e non è forse così la vita di molti?
    Ed è questa la concretezza del Vangelo di Marco. Il pieno riconoscimento dell’essere umano, nel Signore Gesù. Mi piace pensare alla grande tenerezza del Dio con noi, fra noi, per noi, in noi! Grazie perché ci sei e ti prendi cura di noi!
    Prego per tutte le persone, religiose e laiche, che si prendono cura degli altri. E per i ponti e le porte aperte fra le nazioni, le esperienze, i cuori degli uomini…. Elena

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  2. sr.Alida

    La Parola di oggi così ricca mi invita ,alla nuova richiesta al Signore,di acutizzare l’ascolto del mio cuore e dell’udito ,per scoprire, la famigliarità ,le giuste pause di riposo ,che rimettono subito in gioco per un nuovo servizio quotidiano ……che Lui rimanga con me ,con noi…ci insegni e rinnovi in noi compassione ,tenerezza,…….per riaffidargli riconoscenti ,ciò che siamo e operiamo in Lui e quanti pone sul nostro cammino .mi unisco alle vostre intenzioni di preghiere,e per le persone che in difficoltà,di salute ,o altre vicende ,chiedono preghiera.

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  3. sr Rita

    La persona di Gesù è tutta dedita al dono di sé: sa stare con la folla, sa ritirarsi in disparte coi discepoli, sa stare da solo col padre ,sa reimmergersi tra la folla con la tessa naturalezza. Chi sa di essere fatto per donarsi non recrimina né il lavoro, né le relazioni faticanti, né i silenzi prolungati. Signore, grazie per tutti coloro che sono dono e non se ne fanno un vanto.

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