lunedì 16 ottobre

di | 15 Ottobre 2017

chagall giuseppe Gen 47,11-31                                                                

11 Giuseppe fece risiedere suo padre e i suoi fratelli e diede loro una proprietà nel paese d’Egitto, nella parte migliore del paese, nel territorio di Ramses, come aveva comandato il faraone. 12 Giuseppe diede il sostentamento al padre, ai fratelli e a tutta la famiglia di suo padre, fornendo pane secondo il numero dei bambini. 13 Ora non c’era pane in tutto il paese, perché la carestia era molto grave: il paese d’Egitto e il paese di Canaan languivano per la carestia. 14 Giuseppe raccolse tutto il denaro che si trovava nel paese d’Egitto e nel paese di Canaan in cambio del grano che essi acquistavano; Giuseppe consegnò questo denaro alla casa del faraone. 15 Quando fu esaurito il denaro del paese di Egitto e del paese di Canaan, tutti gli Egiziani vennero da Giuseppe a dire: «Dacci il pane! Perché dovremmo morire sotto i tuoi occhi? Infatti non c’è più denaro». 16 Rispose Giuseppe: «Cedetemi il vostro bestiame e io vi darò pane in cambio del vostro bestiame, se non c’è più denaro». 17 Allora condussero a Giuseppe il loro bestiame e Giuseppe diede loro il pane in cambio dei cavalli e delle pecore, dei buoi e degli asini; così in quell’anno li nutrì di pane in cambio di tutto il loro bestiame. 18 Passato quell’anno, vennero a lui l’anno dopo e gli dissero: «Non nascondiamo al mio signore che si è esaurito il denaro e anche il possesso del bestiame è passato al mio signore, non rimane più a disposizione del mio signore se non il nostro corpo e il nostro terreno. 19 Perché dovremmo perire sotto i tuoi occhi, noi e la nostra terra? Acquista noi e la nostra terra in cambio di pane e diventeremo servi del faraone noi con la nostra terra; ma dacci di che seminare, così che possiamo vivere e non morire e il suolo non diventi un deserto!». 20 Allora Giuseppe acquistò per il faraone tutto il terreno dell’Egitto, perché gli Egiziani vendettero ciascuno il proprio campo, tanto infieriva su di loro la carestia. Così la terra divenne proprietà del faraone. 21 Quanto al popolo, egli lo fece passare nelle città da un capo all’altro della frontiera egiziana. 22 Soltanto il terreno dei sacerdoti egli non acquistò, perché i sacerdoti avevano un’assegnazione fissa da parte del faraone e si nutrivano dell’assegnazione che il faraone passava loro; per questo non vendettero il loro terreno. 23 Poi Giuseppe disse al popolo: «Vedete, io ho acquistato oggi per il faraone voi e il vostro terreno. Eccovi il seme: seminate il terreno. 24 Ma quando vi sarà il raccolto, voi ne darete un quinto al faraone e quattro parti saranno vostre, per la semina dei campi, per il nutrimento vostro e di quelli di casa vostra e per il nutrimento dei vostri bambini». 25 Gli risposero: «Ci hai salvato la vita! Ci sia solo concesso di trovar grazia agli occhi del mio signore e saremo servi del faraone!». 26 Così Giuseppe fece di questo una legge che vige fino ad oggi sui terreni d’Egitto, per la quale si deve dare la quinta parte al faraone. Soltanto i terreni dei sacerdoti non divennero del faraone. 27 Gli Israeliti intanto si stabilirono nel paese d’Egitto, nel territorio di Gosen, ebbero proprietà e furono fecondi e divennero molto numerosi. 28 Giacobbe visse nel paese d’Egitto diciassette anni e gli anni della sua vita furono centoquarantasette. 29 Quando fu vicino il tempo della sua morte, Israele chiamò il figlio Giuseppe e gli disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, metti la mano sotto la mia coscia e usa con me bontà e fedeltà: non seppellirmi in Egitto! 30 Quando io mi sarò coricato con i miei padri, portami via dall’Egitto e seppelliscimi nel loro sepolcro». Rispose: «Io agirò come hai detto». 31 Riprese: «Giuramelo!». E glielo giurò; allora Israele si prostrò sul capezzale del letto.

Commento

Per certi versi questo testo ripete il precedente. Annoto solo alcune piccole osservazioni. Stiamo andando verso la conclusione del libro della Genesi e l’autore sta preparando l’inizio del nuovo libro: quello dell’Esodo. Questi testi ci aiutano a comprendere come il popolo Ebreo lentamente si stabilisce in Egitto e diventa numeroso fino a far paura al faraone. Sono due le considerazioni importanti. La prima è la politica agraria di Giuseppe che salva il popolo dalla carestia, ma che permette anche a tutta la sua famiglia di avere un territorio ben preciso in Egitto (la terra di Gosen) e di diventare potente. La politica agraria del viceré di Egitto è semplice: essa consiste, in tempo di carestia o di relativa fecondità nell’offrire il grano accumulato negli anni dell’abbondanza in cambio di denaro, del bestiame, delle persone stesse e del terreno. Gli effetti di tale politica sono la progressiva espropriazione di tutti i beni privati dei cittadini a vantaggio dello stato e la riduzione delle persone alla condizione di schiavitù. Il racconto conferma le grandi doti di Giuseppe, veramente «un uomo intelligente e saggio», nel quale è presente «lo Spirito di Dio, un uomo particolarmente leale verso il faraone, ai cui interessi si dedica senza badare al proprio tornaconto personale. Ma questo produce la schiavitù finale. Quando verrà meno la saggezza di Giuseppe e del faraone e arriverà un nuovo potente, sarà l’inizio della schiavitù. Il secondo dato è l’insediamento del popolo Ebreo in Egitto. Esso comporta l’acquisizione di una proprietà nella parte migliore del paese, secondo le indicazioni date dal faraone Giuseppe che si i conferma il nutritore di tutta la famiglia di suo padre, anzi dei figli dei figli di Giacobbe . Proprietà e figli numerosi se ricordiamo fin dall’inizio del libro della genesi sono le due caratteristiche che erano state ripetutamente promesse nella storia dei patriarchi in relazione alla terra promessa e sembra che si realizzino proprio in terra straniera. Giacobbe riconosce che in Egitto si realizzano le promesse di Dio, ma chiede di essere sepolto nella sua terra, anche se non sembra essere la terra della promessa. Questa terra straniera inganna e ti rende schiavo di un apparente realizzazione della promessa. La vera terra promessa arriverà con Gesù e il regno di Dio.

Preghiamo

Preghiamo per Roberto e Federica

4 pensieri su “lunedì 16 ottobre

  1. sr Alida

    Il tempo ,le cose le proprietà hanno delle varianti , Le relazioni .si intersecano a volte ,occorre essere saggi accorti come Giuseppe ….,che non pensa solo a se stesso nel gestire il regno egiziano….mi unisco alla preghiera per Roberto e Federica.

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  2. . Elena

    La scaltra politica lungimirante di Giuseppe porta conseguenze importanti nelle vite degli uomini che da lui dipendono per vivere. Pane in cambio di libertà…. Personalmente faccio fatica nel comprendere le mosse politiche, concepisco di più le mosse umane, i movimenti spirituali. Penso anche alla pericolosità di tanto benessere degli Ebrei rispetto alla nuova povertà degli Egiziani e a ciò che si muove inevitabilmente dietro….
    Preghiamo perché ogni essere umano non debba vendere la propria libertà per un pezzo di pane….
    E preghiamo per Roberto e Federica e per le molte vittime delle violenze in Siria e in Somalia.
    Chiedo una preghiera per Mounir e Abass e altri ragazzi che oggi incontreranno la Commissione per conoscere l’esito della loro richiesta di asilo.

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  3. sr Alida

    Mi unisco e prego per le intenzioni e pensieri di Elena e ciò che porta in cuore ognuno di noi .

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  4. sr Rita

    SONO TORNATA DAGLI ESERCIZI VISSUTI A DUMENZA IN GRAN COMPAGNIA COL SIGNORE. NON HO SEGUITO QUESTA SETTIMANA LA MEDITAZIONE SU Giuseppe Perché NON AVEVO CONNNESSIONE MA HO PREGATO PER TUTTI VOI E PER LE INTENZIONI CHE PORTATE IN CUORE. IN QUESTI ULTIMI GIORNI DEL MIO SOGGIORNO IN ITALIA SPERO DI LEGGERVI E CONDIVIDERE. GIOVEDI RITORNO A CASA IN BRASILE.

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