giovedì 30 novembre

di | 29 Novembre 2017

lettera ai romaniRm 7-13-25                                        

13Ciò che è bene allora è diventato morte per me? No davvero! Ma il peccato, per rivelarsi peccato, mi ha dato la morte servendosi di ciò che è bene, perché il peccato risultasse oltre misura peccaminoso per mezzo del comandamento.14Sappiamo infatti che la Legge è spirituale, mentre io sono carnale, venduto come schiavo del peccato. 15Non riesco a capire ciò che faccio: infatti io faccio non quello che voglio, ma quello che detesto. 16Ora, se faccio quello che non voglio, riconosco che la Legge è buona; 17quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. 18Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; 19infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. 20Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. 21Dunque io trovo in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. 22Infatti nel mio intimo acconsento alla legge di Dio, 23ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra. 24Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? 25Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore! Io dunque, con la mia ragione, servo la legge di Dio, con la mia carne invece la legge del peccato.

Commento

La parola di Dio di oggi contenuta nella lettera ai romani svela una realtà interessante anche se complessa dell’animo umano. Oserei dire che non è solo complessa ma anche drammatica. Lo svelamento è questo. che io a volte faccio non quello che voglio, ma quello che detesto. infatti L’affermazione “Sappiamo che la Legge è spirituale, mentre io sono carnale, venduto come schiavo al peccato” – deve essere ben compresa da quello che si dice nel seguente verso: “…io faccio non quello che voglio, ma quello che detesto”. E’ importante cogliere la realtà di questo “sdoppiamento” del mio “io” profondo. Coglierlo, riflettervi, e discuterlo. Io ne avverto la piena verità nella mia stessa vita, la sento come la verità di una condizione umana che penosamente considero, e davanti alla quale mi sembra di dover dire che “è proprio così”! Non è qualcosa che io posso modificare, ma quello che assolutamente c’è! La conseguenza che se ne deduce è la seguente “…non sono più io (a fare il male che non voglio), ma il peccato che abita in me”.  Essa non vuole essere una tranquilla “giustificazione”. Dare la colpa al peccato (scusate la banalità del mio linguaggio) non mi assolve, non mi mette tranquillo, perché avverto che tutto converge nell’esperienza di una mia “alienazione”, cioè di “un’appartenenza ad un altro”, che qui viene chiamato “il peccato”. Ma dal dramma non posso sfuggire: io sono non solo la vittima, ma anche l’autore del mio dramma. Dunque, una condizione che insieme mi sconvolge e mi tiene prigioniero. È come se io sentissi nel mio intimo il desiderio del bene, ma l’istinto, l’emozione, a volte la volontà stessa mi spingono verso altro. Cercare la coerenza nella vita non vuol dire allora non sbagliare mai, ma accettare questa mia condizione e tornare a Colui che mi ama dentro questa mia condizione.

Preghiamo

Preghiamo per Adriano

3 pensieri su “giovedì 30 novembre

  1. sr.Alida

    Chi mi libererà? Sentiamo il desiderio del bene,,ma siamo attratti. da altro. .accettare quindi la nostra condizione,tornare al Signore che ci ama come siamo ,ovunque divaghiamo o ci inoltriamo,….E’una fortuna rimanere con il Signore averlo incontrato…..Mentre mi unisco alla preghiera per Adriano, ringrazio il Signore per questa sempre nuova possibilità di ricominciare .
    ..

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  2. Elena

    Che fossi un po’ doppia, l’ho scoperto a 12 anni, e mi sono fatta paura. Essere insieme due persone diverse, una leggera e l’altra pesante, una vera e l’altra con la maschera, mi ha spaventata. Ma nello stesso tempo mi ha permesso, nel tempo, di fare chiarezza tra bene e male, tra ciò che sono in realtà e ciò che non voglio essere, ma nel quale scivolo, mio malgrado, diverse volte. Chiediamo al Padre di aiutarci a guardare nel nostro vero io per poter scegliere chi e cosa essere davvero, con semplicità.
    E le parole di Gesù mi riportano all’essenza della mia fede, con molta semplicità, ma anche con assoluta profondità.
    Preghiamo per Adriano e per don Roberto.

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  3. sr Rita

    quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Questa esperienza concreta e quotidiana mi permette di non montare in superbia, di stare in clima di discernimento, di affidare intelligenza e carne a Dio affinché tutto si converta alla logica del vangelo. Preghiamo per chi vive la otta tra bene e male e non sa come venirne fuori.

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