Giovedì 21 febbraio

di | 20 Febbraio 2019

giobbeGiobbe 42,46

4]«Ascoltami e io parlerò,
io t’interrogherò e tu istruiscimi».
[5]Io ti conoscevo per sentito dire,
ma ora i miei occhi ti vedono.
[6]Perciò mi ricredo
e ne provo pentimento sopra polvere e cenere.

Commento

Il vertice della risposta finale di Giobbe sta in questi versetti. Qui è raccolto tutto il libro, qui è descritta l’eredità del libro. Giobbe riconosce: che i miei occhi ti vedono. Giobbe fa esperienza diretta di Dio e non per sentito dire. L’esperienza per sentito dire è mediata, è quella degli amici, è studiata. Ora Giobbe vede lui stesso. Allora il vero problema di Giobbe non è più il male ingiusto ma la relazione che lui stesso ha costruito nel tempo con Dio. Questo è il vero problema. Che tipo di relazione costruisco con il mio Dio? Dio chiede a Giobbe di fare esperienza diretta di lui e di essere suo amico. Solo in questo modo Giobbe alla fine capirà. L’insegnamento del libro di Giobbe è proprio questo: non si stare sopra Dio, ma con Dio. Il problema del male va compreso nella mia relazione con Dio e in base al tipo di relazione che costruisco con Lui immagino una risposta al problema del male. l’uomo non può spiegare tutto, ma prima di tutto deve riconoscere il suo limite, la sua fragilità. In questa conclusione possiamo anche intravedere il nuovo volto di Dio, che nasce da questa nuova relazione umile e non superba con Dio stesso. Ma di questo parliamo domani.

Preghiamo

3 pensieri su “Giovedì 21 febbraio

  1. Anonimo

    «Ascoltami e io parlerò…. Io ti conoscevo per sentito dire”.
    Parlare così a Dio, parlare così ad ogni persona che incontro. Questa è una vera relazione. Non dar per scontato che l’altro ci ascolti…perciò non parlare a vanvera.
    Non limitarsi al sentito dire…su Dio, sulle persone, ma tendere a una relazione – conoscenza diretta, personale. Allora si può decidere cosa dire, cosa ascoltare, cosa fare con Dio e con le persone. Preghiamo per apprendere a” conoscere” dal di dentro.

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  2. Elena

    La relazione diretta per conoscere veramente chi è l’altro, per accettarne l’essenza e per riconoscere anche se stessi, davanti all’altro. Come scema l’arroganza in una relazione in cui si riconosce e ci si riconosce ….
    Quanto è grande la mia arroganza, quanto pervasiva la mia supponenza sul ” sentito dire”….
    Cerco allora di conoscere davvero Dio e l’altro ponendomi in maniera assertiva, desiderosa di accogliere e stabilire una relazione buona. Forse non capirò molte cose, forse non reggero’ l’incontro e il confronto pulito, diretto, ma potrò dire di avere conosciuto di persona e veramente chi ho davanti a me. E forse tornerò a farmi piccola piccola…. Prego per tutti coloro che si riconoscono piccoli e fragili, incompleti e bisognosi di Te, Signore.

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  3. sr Alida

    Non per sentito dire ,ma perchè ne faccio o ne ho fatto esperienza….su quì le relazioni vere …quelle più umili e ricche allo stesso tempo ….tra persone che rispettano i ruoli ,ma sanno stanno stare sulla stessa linea d’onda dell’Altro e degli altri ….L’esercizio di ascolto è sempre più importante e necessario per le vere e belle relazioni …. Per quando faccio esperienza del Tuo amore ,Signore grazie ,per quando non sò riconoscerti negli eventi e nelle persone ,perdonami ..Preghiamo per le intenzioni espresse e per quelle che portiamo in cuore .

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