giovedi 13 agosto

di | 12 Agosto 2015

home2 Esodo 32,30-33,11    

30 Il giorno dopo Mosè disse al popolo: «Voi avete commesso un grande peccato; ora salirò verso il Signore: forse otterrò il perdono della vostra colpa». 31 Mosè ritornò dal Signore e disse: «Questo popolo ha commesso un grande peccato: si sono fatti un dio d’oro. 32 Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato… E se no, cancellami dal tuo libro che hai scritto!». 33 Il Signore disse a Mosè: «Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me. 34 Ora va’, conduci il popolo là dove io ti ho detto. Ecco il mio angelo ti precederà; ma nel giorno della mia visita li punirò per il loro peccato». 35 Il Signore percosse il popolo, perché aveva fatto il vitello fabbricato da Aronne.  1 Il Signore parlò a Mosè: «Su, esci di qui tu e il popolo che hai fatto uscire dal paese d’Egitto, verso la terra che ho promesso con giuramento ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe, dicendo: Alla tua discendenza la darò. 2 Manderò davanti a te un angelo e scaccerò il Cananeo, l’Amorreo, l’Hittita, il Perizzita, l’Eveo e il Gebuseo. 3 Va’ pure verso la terra dove scorre latte e miele… Ma io non verrò in mezzo a te, per non doverti sterminare lungo il cammino, perché tu sei un popolo di dura cervice». 4 Il popolo udì questa triste notizia e tutti fecero lutto: nessuno più indossò i suoi ornamenti. 5 Il Signore disse a Mosè: «Riferisci agli Israeliti: Voi siete un popolo di dura cervice; se per un momento io venissi in mezzo a te, io ti sterminerei. Ora togliti i tuoi ornamenti e poi saprò che cosa dovrò farti». 6 Gli Israeliti si spogliarono dei loro ornamenti dal monte Oreb in poi. 7 Mosè a ogni tappa prendeva la tenda e la piantava fuori dell’accampamento, ad una certa distanza dall’accampamento, e l’aveva chiamata tenda del convegno; appunto a questa tenda del convegno, posta fuori dell’accampamento, si recava chiunque volesse consultare il Signore. 8 Quando Mosè usciva per recarsi alla tenda, tutto il popolo si alzava in piedi, stando ciascuno all’ingresso della sua tenda: guardavano passare Mosè, finché fosse entrato nella tenda. 9 Quando Mosè entrava nella tenda, scendeva la colonna di nube e restava all’ingresso della tenda. Allora il Signore parlava con Mosè. 10 Tutto il popolo vedeva la colonna di nube, che stava all’ingresso della tenda e tutti si alzavano e si prostravano ciascuno all’ingresso della propria tenda. 11 Così il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla con un altro. Poi questi tornava nell’accampamento, mentre il suo inserviente, il giovane Giosuè figlio di Nun, non si allontanava dall’interno della tenda.

Commento

Questa continua gara tra Dio e Mosè per capire chi perdona, chi castiga non è ancora finita e per quello che ci capisco io l’alternanza continua tra ira, intercessione, perdono e nuova alleanza non finisce mai nelle relazioni umane. Siamo fatti così. Il testo però sottolinea una cosa nuova: sembra che i testi qui scritti sono frutto di una liturgia, di una celebrazione. È come se si volesse codificare in un rito, peccato, perdono, e riconciliazione. Il rito che noi conosciamo è il sacramento della riconciliazione. Allora sto provando ad immaginare che il testo di oggi è come una liturgia penitenziale, una liturgia per ricominciare. Mosè è colui che ricorda il peccato di idolatria. Il popolo sembra ascoltare le parole di Mosè e sembra riconoscere il proprio errore. Dio si stabilisce nella tenda del convegno e annuncia di nuovo la sua promessa: riprendete il cammino verso la terra promessa. Ma a questo punto c’è una cosa sconvolgente: Dio non viene in mezzo al suo popolo. Lui che era stato sempre accanto a questo gruppo di uomini ora si rifiuta di camminare con loro.  Provo a spiegare così: il popolo ha sempre bisogno di un mediatore per parlare e stare davanti a Dio, perché il popolo non può sopportare direttamente la presenza di Dio. qui il mediatore è Mosè che sta nella tenda e parla a nome del popolo, poi ancora qui diventa una angelo che cammina con il popolo. Nel nuovo testamento questo mediatore è Gesù. lui parla di noi a Dio suo Padre e chiede il perdono per le nostre colpe. Ma in modo simmetrico, lui, Gesù, parla a noi uomini di Dio suo Padre, raccontandoci dell’amore del padre. Insomma Dio non lo si incontra mai direttamente, ma sempre attraverso una  mediazione. Dovremmo imparare a farci accompagnare da un mediatore, quando dobbiamo stare di fronte a colui che ci ha fatto del male. La bibbia questa cosa l’aveva già capita con Mosè e Dio. addirittura vi è anche un gesto penitenziale, di umiltà che conclude questa celebrazione penitenziale che ristabilisce l’alleanza tra Dio e il popolo. Il popolo celebra il lutto e non porta  gli ornamenti. Ogni riconciliazione necessità anche di un “atto riparatorio” di un nuovo accordo, di un lutto che riconosce l’errore e che aiuta ad entrare nella nuova vita.

Preghiamo

Perché gli uomini possano riscoprire percorsi di perdono e di riconciliazione.

Dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».  E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.  Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello». Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.

2 pensieri su “giovedi 13 agosto

  1. sr Rita

    Questo Mosè è un grande. Sembra una madre che è talmente legata al figlio da non poter immaginare che il figlio venga sterminato: “Piuttosto, cancella anche me dal tuo libro!” Solo chi vuol davvero bene è disposto a sostituirsi a lui in caso di pericolo, di castigo o di morte. Bella anche l’azione di mediazione che Mosè compie. E’ vero: abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti a prendere le distanze dal nostro male e da quello degli altri per entrare in percorsi di mediazione, di pace, di perdono. Per mediare questi valori grandi abbiamo bisogno di riflessione, umiltà, accettazione della nostra personale realtà, capacità di perdono, fiducia in noi e negli altri. Preghiamo per chi vive questo servizio all’uomo e chiediamo a Dio che faccia anche ciascuno di noi “ponte” tra Lui e le persone che incontriamo.

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  2. Elena

    La mediazione di Mosè è grande e compassionevole questo Dio che trova i modi per non interrompere la relazione con l’uomo.
    Nonostante tutto, nonostante la continua infedeltà, i continui passi incerti e le continue cadute… Dio trova il modo di incontrare gli uomini che hanno desiderio di Lui. E Mosè, il tramite, pone la sua tenda (come una chiesa, mi viene da pensare) fuori dalla confusione di un popolo confuso, ma in disparte e, mi piace pensare, in un posto più “degno”, silenzioso e di pace, in cui, l’affidarsi a Dio, diventa più facile e più naturale. Il silenzio aiuta la relazione intima con Dio e con la sua Parola.
    Grazie Signore, perchè mi cerchi e metti una tenda per accogliermi, fuori dai rumori circostanti! Grazie per il difficile dono del perdono, permettimi di essere generosa in questo gesto del cuore….
    Ricordo nella preghiera chi trova più facile odiare ed essere arrabbiato che perdonare…
    Buona giornata a tutti!
    Elena

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