doni

di | 17 Luglio 2023

Ci sono stati doni oggi su una tavola e anche ieri sera e l’altra sera. E così in mezzo a tutti questi doni mi sono un po’ perso e non ho trovato il tempo di scrivere. Non si tratta di doni per me, anche se poi alla fine ne ho beneficiato anche io. Sono doni per altri, per giovani sposi e le loro famiglie, per chi compie gli anni e riceve doni di amicizia. Per chi dopo tante fatiche riceve, spero, il dono di parole buone. È stato un dono anche Jacquilene Morineau, colei che è stata per tanti anni, per una vita l’anima della mediazione umanistica, ma soprattutto una mistica che sapeva  guardare il mondo con occhi di meraviglia che nascevano da un incontro  unico e originale con il mondo e il divino e che ci ha lasciato. Doni in questi giorni che alla fine hanno lasciato un segno nel mio cuore. Oggi del dono è rimasto solo, a volte, quell’atto di cortesia che si fa in determinate circostanze. Ma l’essenza del dono è ben altra. Un dono costruisce una relazione, regala un sogno (penso sempre a Jacqueline Morineau che è diventata per me e per tanti di noi la possibilità di sognare luoghi di incontro nella pace). quella parola, quel dono, quella persona che arriva come dono invita alla gratitudine, alla voglia di uno sguardo limpido e luminoso. Un dono celebra un’amicizia, stabilisce una pace, rinnova un’alleanza, rilancia un amore. I doni a volte sono l’anima del perdono, della vicinanza, della fine del conflitto. Certo devono essere doni sinceri, ma se sono così autentici, sono sempre un rinnovo di amicizia e di fedeltà. Per chiedere un perdono e offrire un perdono ho bisogno di farmi precedere da un dono, a volte è un sorriso,  o una lacrima, o una sommessa parola che dice ti voglio bene. Grazie   per i bei doni di questi giorni, perché anche se non erano indirizzati a me, ho visto in quei dono la forza dell’amicizia e dell’amore, la forza di creare spazi sacri di incontro, la bellezza di una lacrima di commozione per un biglietto di auguri, per un auguri di una vita bella con chi si ama. Grazie Jacqueline Morineau per queste parole trale tante che ci hai donato: “essere un mediatore significa creare un ponte tra la guerra e la pace e in questo senso c’è un’urgenza cui non si può restare sordi. La parola responsabilità è molto legata alla parola mediazione, perché questa responsabilità di pace tocca a tutti. Oggi di fronte ai nuovi movimenti non possiamo che vedere questo flusso migratorio come un flusso di umanità. Dobbiamo riconoscere che è un dono e non una minaccia”.

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