domenica 28 giugno

di | 27 Giugno 2020

13 domenica T. Ordinario Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Commento

«Chi ama padre o madre, figlio e figlia più di me, non è degno di me…». Gesù non si è mai posto in concorrenza con gli affetti umani, e tanto meno ha chiesto di essere il primo tra gli amori vissuti, il preferito o l’assoluto. Un Dio che reclamasse questo sarebbe solo un piccolo dio. Qui il termine di paragone è l’amore. Gesù sta dicendo semplicemente che quando si ama occorre uscire dallo stretto orizzonte dei propri legami di sangue. L’amore per definizione non ha limiti, per cui un amore esclusivo, preferenziale, particolare non avrebbe senso. “Prima quelli della mia famiglia… Prima quelli di casa nostra… Prima gli italiani… Prima…”. No, nell’alveo dell’amore non c’è esiste un prima, ma solo un ‘adesso’. L’amore è ‘indifferente’, ossia incapace di fare differenze e vivere di particolarismi. ‘Prendere la propria croce’ poi, non significa passiva rassegnazione di fronte al male o alle prove della vita, e tanto meno accettare tutto come proveniente dalle mani di Dio. Ancora una volta Gesù ci ricorda che chi comincia ad amare ed entrare nella logica dell’amore, è chiamato ad andare fino in fondo, disponibile a portare le conseguenze ultime di quella scelta, ossia la ‘croce’, come è avvenuto per Gesù stesso. ‘Prendere la propria croce’ significherà dunque prendere su di sé l’inimicizia del mondo per essersi messi dalla parte dei poveri, per essersi presi sulle spalle il peso della sorte di coloro che non hanno potere, degli ultimi, dei ‘senza volto’ o comunque dal volto molto differente da quello rassicurante e pulito dei propri familiari.
‘Prendere la propria croce’ significherà in ultima analisi accettare che ogni atto d’amore avrà inevitabilmente delle conseguenze, ma al contempo occorre maturare la certezza che, costi quel che costi, l’amore avrà sempre un’uscita verso la luce, la vita e la fecondità.
preghiamo

Preghiamo per tutti gli operai.

3 pensieri su “domenica 28 giugno

  1. Sr. Rita

    Non un prima . Ma un SI ad ogni persona che ha bisogno di noi. E dentro questo SI noi siamo immagine di Dio il quale ama da sempre per primo.

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  2. sr Alida

    Non so quanto io viva il cammino di croce ,me ne manca ancora tanto per assomigliargli almeno un pochino a dire il vero forse perchè ho paura di ciò che consegue ,Chiedo al Signore stesso un aumento di fede e di aiutarmi nel compiere piccoli atti d’amore che portino alla vita ,alla fecondità ,alla luce….con voi prego per tutti gli operai

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  3. Elena

    Prego con voi e per voi secondo le intenzioni di ogni cuore. Penso in maniera convinta che l’amore per gli altri, qualunque amore, passi prima da Dio, ne è un blando riflesso, e tutto poi si completi in Lui. Tutto nasce e ritorna a Lui. Perciò mi sento molto serena e cerco di vivere bene ogni relazione, specialmente dove c’è più bisogno di attenzione, di tenerezza, di cura. È qualcosa che matura col senso della vita e che raggiungerà la sua pienezza nel tornare al Padre. Però è una bella vita!!!!

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