cuore benevolo

di | 15 Novembre 2020

Ripenso ancora alla semplice vicenda di venerdì.  Non sono turbato perché le cose sono andate storte. So che fa parte del gioco della vita. Allora, visto che di sabato sono qui a Rosciano più o meno da solo ( e la cosa non mi dispiace ogni tanto) ho provato a mettere  a fuoco delle idee riguardo al mondo di chi è in difficoltà nella vita, di chi vive legami fragili con il mondo e con gli altri. La riflessione prende spunto da due fatti molto piccoli. Un amico mi ha prestato un sacco di libri da leggere. Anzi, alcuni me li ha anche regalati. Li ho sfogliati di corsa prima di cominciare a leggerli. In questi anni ho preso l’abitudine che prima di iniziare un libro nuovo devo finire quello che sto leggendo, altrimenti ne inizio tanti e non ne finisco mai uno.  Su uno ci trovo delle frasi sulla benevolenza. due righe, ma bastano. E poi sento degli amici al telefono che sono un po’ in difficoltà non tra loro, ma per il lavoro. E con loro tra un messaggio e l’altro mi esce ancora la parola benevolenza. Non sapevo che questa parola veniva dal greco e indica l’attaccamento al bene, un’integrità di cuore, una gentilezza che appartiene all’uomo per natura. In latino diventa volere il bene dell’altro. E nella sacra scrittura Paolo nella lettera ai Galati mette la benevolenza tra i frutti dello spirito. Ho sempre pensato alla benevolenza come ad una bontà d’animo. Invece non è così; è un forte desiderio di volere il bene dell’altro. Guardo l’orto, la piana dell’orto dove il mio amico ha gettato i guanti e a deciso di andarsene, come in una sfida, come si sfidavano i gentiluomini di una volta, solo che io e lui ci siamo sfidati con delle armi spuntate che erano le nostre parole buttate lì in qualche modo.  Guardo la terra che calpestiamo ogni giorno,  che si lascia calpestare con benevolenza. Guardo la terra che accoglie con benevolenza e integrità di cuore le nostre gioie, le nostre ferite, i nostri errori e poi ci riaccoglie ancora e ancora una volta. Guardo il mio cuore e chiedo integrità di cuore, chiedo benevolenza, cioè chiedo l’ostinazione di saper volere il bene dell’altro. Chiedo di lasciare che gli altri, anche se a volte feriscono, possano attraversare il mio cuore, perché il mio cuore possa uscire più forte nella benevolenza. Torno a ripetere, non sono preoccupato per cosa è successo, in una relazione umana e educativa questo ci sta. Voglio solo che se per caso lunedì il mio amico si dovesse ripresentare, io possa usare con lui un cuore integro e benevolo, non rancoroso e scostante. Non voglio più usare parole buttate al vento come spade spuntate. Un cuore integro, vuol dire vero, che non fa il buonista, ma che sa dove sta la verità della vita e dei fatti e li sa dichiarare. Un cuore benevolo perché cerca il bene di quel ragazzo. Ed il bene non è il nascondimento della verità della vita, in nome di un buonismo o di una forma strana di assistenzialismo che tutti e tutto accoglie per fare il bene salvo poi non riuscire più a reggere il colpo della fatica. Il bene è cercare cosa è bene per la vita di ciascuno di noi, di me stesso per primo. Concedimi un cuore integro e benevolo.

Un pensiero su “cuore benevolo

  1. Renzo

    Una idea stupenda e difficile. Già il leggere e capire il concetto richiede bontà di cuore.
    E’ questo un esercizio che non sono abituato a vivere nella giornata, confido nella domenica di riflessione per migliorarla. Ogni giorno ci viene offerta la possibilità di essere migliore e di migliorarci spero di coglierla.
    Buona domenica

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