ripresa

di | 26 Novembre 2023

Riprendo il dire. Lo riprendo perché mi è come rimasta in sospeso una questione, anzi due. Dire non solo è segno di un limite, di un sogno, di un parlare da consegnare. È segno anche di un potere. Dico di far fermare un treno e questo si ferma, perché solo io posso farlo. Un uomo comune non lo può fare. Dico e l’altra è come presa dai sensi di colpa e ti asseconda in tutto. Dico e salta per aria una casa, perché il mio dire è un comando che schiaccia un bottone e una bomba parte. Dico e si fa come dico io. Dire è pericoloso quando non è accompagnato da umile silenzio di ascolto. Dire è pericoloso quando non è frutto di una storia condivisa, di un dire comunitario. Dire da solo è solitudine piena. Così, dire è pericoloso. Cerco di stare attento ad un dire di questo tipo, ma non è sempre facile. A volte il dire si ingarbuglia e si fa durezza e potere della parola. Meglio imparare l’arte dell’umile parola, non della larga parola che non finisce mai. E poi la seconda questione la prendo ancora da quell’idea di una parola detta, consegnata e che diventa sogno dell’altro. Cosa voglio dire? Mi sembra che devo imparare l’arte delle testimonianza vera che non è quella della parola certa e sicura, ma della consegna di parole vere ad altri attraverso la mia vita. le consegno come quando mi consegnavano le mappe della kompass con i sentieri di montagna. Le cercavo con cura in libreria, cercavo la zona di montagna che interessava e poi mi veniva consegnata la mappa. A questo punto io a casa l’aprivo e cominciavo a guardare sentieri, numeri di sentieri, dislivelli e cercavo di immaginare come doveva essere il sentiero: prato, roccia, sassoso, e via dicendo e nella mia testa immaginavo e disegnavo la via. la mappa mi consegnava delle indicazioni e io ci sognavo sopra. Immaginavo l’ultimo tratto prima della vetta, magari su una cresta e così la mappa diventava sogno e via nella mia testa. E quando ci camminavo sopra quel sentiero consegnato dalla mappa e disegnato nella mia testa? Questa è un’altra storia ancora. Intanto so che non devo consegnare la parola già data, devo solo consegnare un sogno, un sentiero una mappa. Poi l’altro ricostruirà nella sua mente e nel suo cuore il cammino da fare, ricostruirà la sua parola che diventa dire la realtà

Un pensiero su “ripresa

  1. Renato

    …. Nel cuore hai ancora tanta voglia di montagna… Potresti andarci ancora di tanto in tanto… Ci andavano anche i vescovi… Se ne parlava giusto ieri con chi ha gestito per 10 anni il rif. Benigni dove è stata posata anche una targa in ricordo di tale evento… Buona giornata

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