
Ger. 47
1 La parola del SIGNORE che fu rivolta al profeta Geremia riguardo ai Filistei, prima che il faraone colpisse Gaza.
2 Così parla il SIGNORE:
«Ecco, delle acque salgono dal settentrione;
formano un torrente che straripa;
esse inondano il paese e tutto ciò che contiene,
le città e i loro abitanti;
gli uomini lanciano grida,
tutti gli abitanti del paese urlano.
3 Per lo strepito degli zoccoli dei suoi potenti destrieri,
per il rumore dei suoi carri e il fracasso delle ruote
i padri non si voltano verso i figli,
tanto le loro mani sono divenute fiacche,
4 perché giunge il giorno in cui tutti i Filistei saranno devastati,
in cui saranno soppressi i restanti ausiliari di Tiro e di Sidone,
poiché il SIGNORE devasterà i Filistei,
ciò che resta dell’isola di Caftor.
5 Gaza è divenuta calva,
Ascalon è ridotta al silenzio.
Resti degli Anachim, fino a quando vi farete delle incisioni?
6 O spada del SIGNORE, quando ti riposerai?
Rientra nel tuo fodero,
fèrmati e rimani tranquilla!
7 Come potresti riposare?
Il SIGNORE le dà i suoi ordini,
le addita Ascalon e il lido del mare».
Commento
La furia dell’invasione e della guerra non finisce mai. Qui vengono citati i Filistei che subiscono la stessa sorte di Israele: invasione, distruzione e deportazione. Viene citata una località: Gaza. Al tempio di Geremia era una normale cittadina distrutta anche lei dall’invasione di caldei. Forse oggi questa città è l’emblema di cosa vuol dire la furia della violenza, della guerra, della deportazione. Possiamo semplicemente dire: niente di nuovo sotto il sole. L’uomo in questo tempo non ha ritrovato una logica di pace, ma quando entra in questo delirio di potere e di forza sembra non fermarsi più. Geremia invita a riflettere proprio su questo delirio di forza e di potere, chiede di tornare a Dio, al Dio della pace, ma non c’è niente da fare, si continua a procedere sempre sulla medesima strada. Rimane un fatto: che la gente povera, semplice, quella che non ha niente non fa altro che subire la furia della violenza. Forse da credenti dobbiamo denunciare con forza queste ingiustizie, come ha fatto Geremia, ma con altrettanta forza dobbiamo essere coloro che scelgono, come Geremia di stare dalla parte dei i poveri e di chi è schiacciato dalle ingiustizie.
Preghiamo
Preghiamo per tutti i profughi
In ogni guerra, dal passato al presente ..volute dal POTERE …
L uomo ha sempre ( escluderei il periodo matriarcale o dell’ Eden dove donne e uomini vivevano nella pace e in mitezza ) di esercitare potere sul prossimo..E sulla natura
Dalle guerre con le armi alle violenze psicologiche più sottili l uomo ( aggiungerei soprattutto di sesso maschile )vuole il potere e il potere malato crea vittime …vittime della furia dell invasione e dell ego onnipotente di potenti governanti…
carnefici e a loro volta vittime ( probabilmente di un passato violento )di soprusi prepotenze e soppressioni ..
La libertà sta nel risolversi come essere umani consapevoli e che il male ricevuto venga trasformato ..elaborato in bene e giustizia… è un lavoro non di massa ma che va fatto dalla coscienza di ogni individuo ..di qualsiasi religione o credo..
Questo è l unico modo per avere un umanità sana e in pace con sé stessa prima e col prossimo..
Grazie Annalisa per la riflessione che condivido.
È necessario occuparsi e stare dalla parte dei poveri…. È personale di ciascuno. Chiedo al Signore di cominciare dal poco a liberarci dai nostri piccoli poteri, pregando per tutti i profughi,e per chi provoca violenza e guerra.
La ricchezza o l abbondanza non sono nemici dell uomo sono alleati..dipende dall uso che ne facciamo…
Donaci Signore di essere portatori di pace, miti, attenti all’ uso delle parole e lontani dal potere .
Preghiamo per tutti colori che subiscono le ingiustizie dei potenti, perché il Signore cambi i cuori di pietra in cuori di carne che vedano le nefandezze del male compiuto e si ravvedano.