
Come posso esprimere questo atto di fiducia? Come posso crescere in questo atto di fiducia nei confronti dell’altro? Provo a spiegarlo a mio modo. Ormai abbiamo iniziato con i lavori dell’orto e delle api e di tutto il resto. E ci siamo accorti di essere già in ritardo. L’orto è un atto di fiducia pieno. Faccio un esempio. Come posso pensare di fare un trattamento alle piante quando queste stanno per lasciar germinare le nuove foglie e le api ci girano già intorno? è un atto di fiducia quello che voglio provare o è altro, visto il nostro ritardo? Io dico che è un atto di vulnerabilità. La parola vulnerabilità contiene la radice della parola vulnus che è ferita. Quindi la relazione di fiducia che costruisco con quelle piante, con le api e con me se stesso è come aprire una ferita, la ferita di un incontro. Ogni relazione umana se non accetta che nell’incontro con l’altro ci può stare anche una ferita, qualcosa che rende vulnerabile l’incontro con l’ altro non si può chiamare incontro, relazione. Esiste una vulnerabilità, una ferita buona che è quella che genera un incontro bello, un futuro buono. Ma esiste anche una vulnerabilità, una ferita cattiva che è quella che produce una ferita che rischia di essere mortale. Con le mie piante l’incontro di un trattamento di questi tempi che sembrano difficili perché siamo in ritardo è incontro di fiducia che genera futuro o è incontro cattivo che genera il morire? Forse chiedersi sempre se la ferita che l’incontro con altro genera vita o altro che non è vita è cosa molto importante. Certo l’incontro di fiducia è sempre un incontro con la ferita dell’altro non è mai un incontro neutro.
WOW! Parole che aprono il cuore alla preghiera!