venerdì 26 giugno

di | 25 Giugno 2015

 Esohome2do 10,1-20

10,1 Allora il Signore disse a Mosè: «Va’ dal faraone, perché io ho reso irremovibile il suo cuore e il cuore dei suoi ministri, per operare questi miei prodigi in mezzo a loro 2 e perché tu possa raccontare e fissare nella memoria di tuo figlio e di tuo nipote come io ho trattato gli Egiziani e i segni che ho compiuti in mezzo a loro e così saprete che io sono il Signore!». 3 Mosè e Aronne entrarono dal faraone e gli dissero: «Dice il Signore, il Dio degli Ebrei: Fino a quando rifiuterai di piegarti davanti a me? Lascia partire il mio popolo, perché mi possa servire. 4 Se tu rifiuti di lasciar partire il mio popolo, ecco io manderò da domani le cavallette sul tuo territorio. 5 Esse copriranno il paese, così da non potersi più vedere il suolo: divoreranno ciò che è rimasto, che vi è stato lasciato dalla grandine, e divoreranno ogni albero che germoglia nella vostra campagna. 6 Riempiranno le tue case, le case di tutti i tuoi ministri e le case di tutti gli Egiziani, cosa che non videro i tuoi padri, né i padri dei tuoi padri, da quando furono su questo suolo fino ad oggi!». Poi voltarono le spalle e uscirono dalla presenza del faraone. 7 I ministri del faraone gli dissero: «Fino a quando costui resterà tra noi come una trappola? Lascia partire questa gente perché serva il Signore suo Dio! Non sai ancora che l’Egitto va in rovina?».8  Mosè e Aronne furono richiamati presso il faraone, che disse loro: «Andate, servite il Signore, vostro Dio! Ma chi sono quelli che devono partire?». 9 Mosè disse: «Andremo con i nostri giovani e i nostri vecchi, con i figli e le figlie, con il nostro bestiame e le nostre greggi perché per noi è una festa del Signore». 10 Rispose: «Il Signore sia con voi, come io intendo lasciar partire voi e i vostri bambini! Ma badate che voi avete di mira un progetto malvagio. 11 Così non va! Partite voi uomini e servite il Signore, se davvero voi cercate questo!». Li allontanarono dal faraone. 12 Allora il Signore disse a Mosè: «Stendi la mano sul paese d’Egitto per mandare le cavallette: assalgano il paese d’Egitto e mangino ogni erba di quanto la grandine ha risparmiato!». 13 Mosè stese il bastone sul paese di Egitto e il Signore diresse sul paese un vento d’oriente per tutto quel giorno e tutta la notte. Quando fu mattina, il vento di oriente aveva portato le cavallette. 14 Le cavallette assalirono tutto il paese d’Egitto e vennero a posarsi in tutto il territorio d’Egitto. Fu una cosa molto grave: tante non ve n’erano mai state prima, né vi furono in seguito. 15 Esse coprirono tutto il paese, così che il paese ne fu oscurato; divorarono ogni erba della terra e ogni frutto d’albero che la grandine aveva risparmiato: nulla di verde rimase sugli alberi e delle erbe dei campi in tutto il paese di Egitto. 16 Il faraone allora convocò in fretta Mosè e Aronne e disse: «Ho peccato contro il Signore, vostro Dio, e contro di voi. 17 Ma ora perdonate il mio peccato anche questa volta e pregate il Signore vostro Dio perché almeno allontani da me questa morte!». 18 Egli si allontanò dal faraone e pregò il Signore. 19 Il Signore cambiò la direzione del vento e lo fece soffiare dal mare con grande forza: esso portò via le cavallette e le abbattè nel Mare Rosso; neppure una cavalletta rimase in tutto il territorio di Egitto. 20 Ma il Signore rese ostinato il cuore del faraone, il quale non lasciò partire gli Israeliti.

commento

lentamente si  va verso l’epilogo di questa lunga contesa tra faraone e Mosè. possiamo provare a dare un’ulteriore spiegazione di questa lungo percorso che porterà alla pasqua, al passaggio del mar Rosso. Credo che in questi racconti è come narrata la lenta maturazione della fede del popolo degli ebrei. Non si tratta di una conversione immediata, ma di un lungo itinerario. Non si tratta di credere ad un’ idea, ma attraverso la memoria dei fatti, degli avvenimenti, arrivare a fare un atto di fede nei confronti di un Dio che sta dentro la storia. Silvano Fausti che ci ha lasciato ieri, avrebbe detto: un Dio che sta in tutto e in tutti, come amore che ama. anche noi dovremmo imparare a credere a Dio non attraverso un percorso razionale che spiega tutto, e nemmeno attraverso una via miracolistica, ma imparando a riconoscere Dio nella storia degli uomini e delle donne. il secondo dato interessante  è sempre il cuore duro del faraone, questa volta oscillante tra ascolto e durezza, tra concessione e negazione della concessione. è come un’ animo sospeso, angosciatoquello  del faraone, dove la violenza si manifesta chiaramente come frutto della paura.  tale ansia angosciata del faraone si compie in un nuovo rifiuto, più forte di tutti i tentativi di prendere atto della realtà! la paura, è vero a volte ci blocca, ci impedisce di scegliere nel modo migliore!  Oso dire  che a volte  anche i potenti non sono guidati solo dai loro interessi, ma, presi dalla paura per quello che capita attorno a loro, decidono di risolvere tutto attraverso la forza e la violenza. nel mio piccolo succede anche a me quando, preso dalla paura, incomincio a dire: adesso vado e risolvo tutto io….

preghiamo:  preghiamo per don Roberto che con i suoi compagni festeggia 44  anni di vita sacerdotale.

Dal vangelo secondo Matteo

Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì. Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita. Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».

3 pensieri su “venerdì 26 giugno

  1. Elena

    E ‘ così difficile mollare tutto ed affidarsi a Dio.
    E’ difficile rimangiarsi la propria durezza, la propria parola, la propria posizione. Rifletto sul significato dell’umiltà che porta a ragionare tirandosi indietro per lasciare spazio all’altro, per riconoscergli la ragione, la forza di un passo, di una parola che non sia la mia. Cosa si muove dietro alla mia ostinazione? La paura di perdere il controllo? Di perdere il potere? Di perdere il lustro della “credibilità”?
    Forse si è più credibili se riconosciamo la nostra pochezza di fronte ad una grandezza più ampia… Penso a Papa Francesco, sconvolgente nella sua umiltà francescana….
    E penso a tutti coloro che intraprendono le vie non violente per portare avanti lotte di grande portata. Umiltà contro potere!
    Un abbraccio a Don Roberto per i suoi anni di sacerdozio, ed un abbraccio anche a Don Sandro, per i suoi anni di sacerdozio, passati un po’ in silenzio nel lasciar spazio a questa e ad altre meditazioni…
    Un sorriso a tutti voi, nella gioia di incontrarvi e conoscervi presto!
    Elena

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  2. suor Rita

    Vorrei dedicare un pensiero grato e affettuoso a Don Roberto. Celebrare un anniversario è riconoscere che si è contenti di quello che è successo tanti anni prima. Non penso che Don Roberto, nel giorno della sua ordinazione-consacrazione sacerdotale abbia previsto che a un certo punto della sua vita avrebbe vissuto il suo ministero nell’immobilità fisica, nella completa dipendenza dagli altri. Eppure, nella consegna che ha fatto di sé in quel giorno c’era questo e molto altro che nella vita ha vissuto. Tutto questo ha reso Don Roberto una roccia per tante persone, roccia che mantiene la sua robustezza anche nella presente fragilità fisica. Sii felice, Don Roberto, per la tua vita di Sacerdote che ti ha reso amico, fratello e padre in maniera sovrabbondante. In quello che sei ora, possiamo intravedere la purezza della Fede, che è ricerca e resa davanti a un Dio che sempre ci sorprende col suo mistero di tenera bellezza.

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  3. silvia coter

    Egli si allontanò dal faraone e pregò il Signore.
    Mi piace Mosè che prega in favore dei suoi “nemici”, per l’ennesima volta! E il Signore che avrebbe potuto in un solo attimo distruggere tutto l’Egitto e i suoi abitanti, continua a contrattare…”io non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva”, penso sia questo il fine ultimo di Dio, nei confronti del faraone come degli ebrei.
    Grazie Signore per la tu tenacia e pazienza con noi che come il faraone e il popolo d’Israele abbiamo spesso il cuore duro e siamo “di dura cervice”…
    Auguri a don Roberto!!!

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