
Lc. 8, 11-15
11 Or questo è il significato della parabola: il seme è la parola di Dio. 12 Quelli lungo la strada sono coloro che ascoltano, ma poi viene il diavolo e porta via la parola dal loro cuore, affinché non credano e non siano salvati. 13 Quelli sulla roccia sono coloro i quali, quando ascoltano la parola, la ricevono con gioia; ma costoro non hanno radice, credono per un certo tempo ma, quando viene la prova, si tirano indietro. 14 Quello che è caduto tra le spine sono coloro che ascoltano, ma se ne vanno e restano soffocati dalle preoccupazioni, dalle ricchezze e dai piaceri della vita, e non arrivano a maturità. 15 E quello che è caduto in un buon terreno sono coloro i quali, dopo aver udito la parola, la ritengono in un cuore onesto e buono e portano frutto con perseveranza.
Commento
Ed ecco la spiegazione della parabola del seminatore. Abbiamo visto come Dio entra nella nostra vita con il desiderio di donarci la vita e lo fa con semplici gesti e parole. Noi siamo il terreno che accoglie quel seme. Di cosa ha bisogno, allora, questo seme per crescere? Non della strada, dove tutto scorre e non c’è il tempo di fermarsi; non delle pietre, che con la loro durezza congelano anche gli entusiasmi; non dei rovi, pronti a farci soffocare in una selva di pensieri e preoccupazioni. Quello di cui ha bisogno il seme è soprattutto un cuore in grado di ascoltare: un cuore aperto e accogliente verso l’altro, libero da pregiudizi e preconcetti; un cuore che si sappia mettere in gioco, che accolga il rischio di lasciarsi interrogare, che sappia dare più spazio alla fiducia che alla paura. Un cuore che sia terra aperta al sole che la illumina e alla pioggia che la irriga, senza pretendere di controllare la crescita del seme, senza la fretta di volere la pianta già matura, ma che lo custodisca con perseveranza. In questo modo daremo frutto abbondante.
Preghiamo
Preghiamo per i poveri