unificare

di | 13 Settembre 2022

Si spera di creare una rete attraverso cui servizi e attività possano in qualche modo lavorare insieme. Quante volte mi sono seduto ai tavoli per mettere in atto percorsi e progetti di questo tipo. Non voglio dire che non esistono esperienze di questo tipo, anzi sono sicuro che ne esistono molte. Anche in questo caso credo che il vero problema è trovare alcuni accorgimenti che permettono non l’unificazione, o meglio l’uniformità, il tutto e il tutti uguali. Questo è un rischio. Pensare a luoghi e progetti dove tutti alla fine si adattano a star dentro in una uniformità. la parola sacra ama diversificare e trovare l’unità ad altri livelli. L’altro rischio che vedo è quello di una unità che parte da una suddivisione di quote di responsabilità, di guadagno, di gestione. Qualcuno alla fine deve mettere una firma, ma gli altri non vogliono essere da meno. Tutti hanno bisogno di portarsi a casa qualcosa. Ritengo che questo modo di procedere non è solo dentro le reti che si formano per gestire progetti insieme, succede anche nei percorsi di vita, di scelta, di vita comune, di relazioni umane. anche questo è tempo e spazio che ha bisogno di unità. È il grande rischio degli uomini e delle donne che per motivi diversi si mettono insieme per costruire progetti comuni, per costruire sistemi di relazione condivisa. Voglio partire da un altro punto di vista. Questo sguardo è prima di tutto uno sguardo sulla mia persona e poi sul mondo dell’economia del dono e del sociale. Mi pare che rimangono come due questioni aperte che rendono vere le relazioni e le progettazioni comuni.  La prima è quella della conversione continua ad un’idea di relazione condivisa. Cosa voglio dire? Semplicemente che questa idea non è mai data per sempre, ha bisogno di continue trasformazioni. Attenzione però, non cambio solo io, ma insieme con me cambiano tutti i protagonisti. La conversione non è solo un fatto personale, ma è un fatto di popolo, di tutti. Tutti ci adattiamo, tutti cambiamo, tutti pur di raggiungere lo scopo rinunciamo a qualcosa. La seconda questione è la fiducia. Non si tratta di fissare tra le parti degli accordi scritti, che servono anche, ma di imparare a fidarmi dell’altro, a credere che l’altro può fare qualcosa di buono. La fiducia è alla base di ogni alleanza. Oggi, per paura di quello che può accadere nel futuro, si codifica tutto, si regolarizza tutto. Ma la fiducia nelle relazioni dove la mettiamo. Una rete costruita su fiducia e conversione.

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