
Un milione di giovani per un futuro. Questo è successo a Roma in questi giorni con il giubileo dei giovani. Non faccio grandi riflessioni sulla questione. Dico solo la mia passando dal dialogo con il silenzio alla festa di questi giorni a Roma. O forse per comprendere questi momenti serve anche del silenzio, della pura riflessione per comprendere il senso di questa cosa. Qualcuno ha parlato di ultima chiamata in favore dei giovani. Nel senso di ultima possibilità di dare voce al mondo dei giovani. Non lo so se è ultima chiamata o e serve tempo per dare voce ai giovani. Qualcuno ha anche scritto che in quei giovani ci può essere tutto il germe, il seme per il futuro, un futuro di pace e di amicizia, un futuro di un mondo nuovo così come lo possono sognare quel milione di giovani che stavano a Roma. E anche questa cosa porta con se la sua verità. Quei giovani potranno costruire il mondo nuovo. Non mi metto a fare ragionamenti del tipo: i giovani vanno spronati, incoraggiati, aiutati da noi adulti. Non mi servono tutti questi ragionamenti. Cosa mi serve allora? semplicemente credere alla speranza di un qualcosa di nuovo che i giovani possono costruire. So che i loro tempi e modi sono molto diversi dai nostri e allora continuo semplicemente a sperare che quel milione di giovani e tutti gli altri giovani sparsi nel mondo e che sono pieni di buona volontà e di buone idee possano prendere in mano questo mondo e condurlo verso un tempo buono. Questi sì lo spero. Prendete in mano il mondo e fatene qualcosa di bello, cari giovani. Non è più il tempo dell’attesa, ma dell’agire.
Io penso che noi ci si debba, in un certo senso mettere da parte. Abbiamo riempito il mondo di parole ma non siamo mai stati veramente in ascolto! Abbiamo pensato, in quanto adulti, di avere in mano la responsabilità, ma non avevamo la velocità e l’energia e la lungimiranza. Abbiamo accusato i giovani di pigrizia, ma li imbottivamo di paure e caduta di speranze nel futuro! Siamo invasi da piccoli pazzi egocentrici bombaioli, che pensano di avere in mano il mondo e mandano i giovani a morire per i loro sogni di distruzione. Io oggi mi sento dalla parte dei giovani, che forse non hanno tutti gli strumenti per salvare il mondo, ma si la voglia. E chiamerei a raccolta adulti di buona volontà che accompagnino senza più piangersi addosso. Una rivoluzione a tela di ragno, interculturale, Interreligiosa, interspaziale, interiore, interessante, nell’interesse di ognuno e di quel mondo che internamente ognuno sogna e desidera.