
Quando dialogo e quando dialoghiamo io e tanti di noi mettiamo in atto una modalità che non è proprio dialogare. In genere le voci si sovrappongono. Parlo io e parli tu, magari insieme. lo insegniamo ai ragazzi a scuola: si parla uno alla volta. Forse è passato di moda il vecchio chi parla alzi la mano. Lo insegniamo ai ragazzi, ma io adulto quante volte sovrappongo la mia voce a quella dall’altro che sta parlando, quante volte in gruppo è un continuo sovrapporre parole. Questo non è dialogare. Oltre a questo vi è un secondo aspetto che non aiuta il dialogo tra le varie parti. C’è qualcuno che parla sempre e qualcuno che non parla mai. L’incipit di ogni dialogo è: parliamo uno alla volta e ascoltiamoci. E poi chissà perché le parole si sovrappongono. E così anche: diamo la parola a tutti, alla fine succede che qualcuno parla quai sempre. Questo non è dialogare. E allora? Quando l’altro parla io rimango in silenzio e ascolto, quando parlo io l’altro rimane in silenzio e ascolta. Questo è già qualcosa di interessante. E poi ancora non soltanto rimango in silenzio e lascio parlare l’altro, ma c’è altro. in questo rimanere in silenzio mentre l’altro parla metto una buona capacità di fidarmi delle parole dell’altro. si ci vuole una buona dose di fiducia reciproca per dialogare.