
E così per un attimo seduti a tavola con un buon vino si sogna di cambiare il mondo. si inizia con la solita analisi del tempo presente che per fortuna non sfocia nella nostalgia del tempo passato o nella semplice critica del tempo presente con la finale di un giudizio pesante su quanto succede nel mondo contemporaneo. Meno male che nel nostro dialogo non siamo arrivati alla nostalgia o alla critica. Ci siamo guardati in giro e ci siamo detti alcune cose interessanti. Ad un certo punto della discussione ci siamo semplicemente detti: ma che cosa possiamo fare e ci siamo messi a sognare piccole comunità che dal basso cambiano la storia. comunità di pace, comunità dove l’economia è orientata al bene comune, comunità diverse che diventano motore di cambiamento. Ci siamo alzati da quel tavolo, io prima degli altri, e siamo tornati a casa nostra. La nostalgia che mi rimane dentro non è sul passato, ma sul presente. Questa nostalgia dice: ma da che parte inizio per diventare motore di cambiamento. Mi sono seduto su una sedia e ho scritto due righe su un figlio: Lascio ai giovani da costruire il futuro. loro hanno idee nuove. Mannaggia mi sono detto : ho toppato ancora: delego sempre ad altri e io che cosa ci metto di mio?
Di mio…ci metto il desiderio! Il desiderio di un cambiamento, che non è utopia, non è un orizzonte irraggiungibile, ma la voglia di continuare a camminare.
Se si spenge il desiderio tutto si ferma. Del tutto.
Invece continuare a desiderare è come la scintilla che fa partire il motore. Ed è ciò che a volte anche se non siamo noi in prima linea, fa si che si “smuovano” le idee.
Ognuno nel proprio piccolo può far partire quella scintilla. Se ognuno di noi facesse la propria piccola parte, tante cose potrebbero cambiare. È vero poi sbattiamo o ci sbattono le porte in faccia. E cosi arriva la delusione e quel desiderio puo trasformarsi in immobilismo.
Ecco ciò che intanto possiamo fare.
Tenere vivo il desiderio che un cambiamento possa sempre realizzarsi.