semplicità

di | 3 Giugno 2026

Mi hanno insegnato che quando c’è di mezzo la grammatica le frasi e le parole devono filar via semplici, lineari, frasi troppo complesse dicono di una grammatica complessa difficile da ricostruire continuamente. Così vale per la grammatica della vita interiore, per la grammatica della vita spirituale, più si presenta semplice e lineare più alla fine è comprensibile e non si attorciglia sulle questione e alla fine non soltanto si attorciglia, ma si ingarbuglia. E allora se voglio provare a dire qualcosa della grammatica della spiritualità e della vita interiore devo usare semplicità e linearità. Almeno così spero. La prima questione che mi si pone è questa: ma c’è ancora desiderio di vita spirituale, di vita interiore? Domanda semplice  e lineare. I dati, le statistiche dicono che vi è un desiderio di spiritualità, di vita interiore. La motivazione che leggo è la seguente: venendo a mancare la vita interiore nasce il desiderio di una vita interiore. L’esempio aiuta a capire: venendo meno cibo e acqua sento il bisogno di cibo e acqua e allora mi metto alla ricerca di questi due elementi. In parallelo: in questi anni è venuta meno una forma di vita spirituale e allora nasce il desiderio di riscoprila. Per me non è proprio così: non è che forse venuta meno la ricerca interiore e diventata forte la ricerca di altro, abbiamo come accantonato la vita interiore e non ne sentiamo il bisogno di ritrovarla? Mia impressione, forse…

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