
Non so come mai il giorno del primo maggio mi leggo tra le tante cose anche qualche riga di Hannah Arendt sulla sua condizione di rifugiata durante la Seconda guerra mondiale. Riconosco che le parole usate sono attuali. Anche noi conosciamo la condizione dei rifugiati che mettiamo sotto il nome di accoglienza, respingimento, clandestino e altro ancora. Le ultime vicende del mondo non fanno altro che aumentare il numero di questi rifugiati. Hannah Arendt utilizza due parole: i rifugiati sono degli ottimisti, i rifugiati sono disperati. Commento a mio modo. non trovo grandi idee sull’ottimismo del rifugiato. L’unico pensiero è questo: ottimismo come speranza di una condizione di vita migliore rispetto alla precedente, non è illusione è speranza. Capisco meglio la disperazione del rifugiato, perché lascia la sua terra, lascia la sua casa e in genere non trova la realizzazione di una speranza nuova. È talmente attuale questo pensiero di Hannah Arendt che in questo 1 maggio ne riporto ancora due righe: “La storia contemporanea ha generato degli esseri umani di genere nuovo, mandati nei campi di concentramento dai loro nemici e nei campi di internamento dai loro amici”. I nemici di oggi mandano via i rifugiati, gli amici di oggi li mettono nei campi di internamento costruiti vicini a casa nostra. Buon primo maggio
I rifugiati sono un fastidio per la nostra ipocrita realtà dove tutto deve essere bello e divertente e in ordine, un ordine valido finché fa comodo a noi altrimenti non vale più e si cambia, il governo del mio paese elettoralmente per mia sicurezza paga gli avvocati che convincono i rifugiati rifiuti a tornarsene a casa loro, una casa che non c’è più perché seccata dal deserto che gli abbiamo lanciato noi con il nostro consumismo o dalla violenza assurda di chi si erge a portabandiera di chissà quale concetto folle di integrità morale, e in realtà è semplicemente istinto animale di sopraffazione dominio e potere di vita e di morte di una o poche persone signori della guerra, tutti tenuti in piedi dal nostro mercato delle armi
L’industria meccanica più fiorente del mio paese ormai produce armi, i miei soldi che verso per la mia comunità sono spesi per campi di concentramento in Albania, tutto in nome della paura
È una politica della paura che tiene in piedi questo.
È una situazione di Davide contro Golia quella volta vinse Davide oggi a Golia gli stiamo lanciando sassolini