passaggio

di | 10 Agosto 2025

Pensando alla questione giovani e futuro del mondo e della chiesa mi passa per la testa il fatto che in ogni caso siamo in un tempo di passaggio forte e unico. Non voglio metterla giù troppo seria, o come si dice, troppo dura, ma ho come l’impressione che soprattutto nella chiesa un mondo sta finendo o è già finito. La stessa cosa per la società: stiamo entrando in un nuovo mondo. non sono un sociologo o studioso di questi eventi, di queste narrazioni, ma ho l’impressione che anche le grandi intuizioni di uno come Baumann che parlava di società liquida sono per certi versi superate. e si che i suoi libri mi erano piaciiuti tutti e mi sembravano una buona narrazione della realtà. Siamo in un tempo di passaggio a volte davvero violento. Ma volevo dire un’altra cosa. Passaggio in mano ai giovani. Poi ci dicono che noi adulti vogliamo fare un passaggio, siamo disponibili al passaggio, ma per certi versi lo vogliamo fare alla nostra maniera, con le nostre regole e niente di più. E noi adulti ci tiriamo dietro l’esperienza e delle intuizioni che hanno funzionato e quindi le vorremmo come consegnare in mano ai giovani allo stesso modo. Questione di sempre, questione che lascia poco spazio a vere transizioni senza accusare colpi duri sia da una parte che dall’altra. Troppo scontata anche l’idea che bisogna come trovare vie di collaborazione e di impegno comune, di partecipazione insieme. E allora? Mi viene in mente il detto evangelico: Nessuno cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo squarcia il vecchio e si forma uno strappo peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri e si perdono vino e otri, ma vino nuovo in otri nuovi». Forse davvero questa è la soluzione: vecchio e nuovo non possono stare insieme. Ma allora mi viene alla mente subito una questione: ma so lasciare? Rispondo in genere così: sì so lasciare ma non ci sono le condizioni.

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