
Non posso fare altro che affermare che nel momento in cui divento consapevole che esiste questa fame di cibo allora posso incominciare a dire che esiste fame di altro. Forse posso dichiarare che ci si ammala e a volte si muore anche di fame di relazioni, di fame di voglia di vita di fame spirituale. Il nostro mondo che non manca di cibo ci costringe a dichiarare che non siamo più in grado di costruire amicizie, relazioni, amori che hanno dentro il senso della pienezza della vita. siamo affamati non solo di cibo, ma di bellezza, di Dio, di vita di cui tutti noi abbiamo estremo bisogno e desiderio. Il mercato del capitale anche qui con estrema furbizia costruisce beni e ricchezze che in apparenza sembrano dare pienezza di vita, ma che in realtà non fanno altro che aumentare la ricchezza di qualcuno. Mi sembra che quello che il mercato e il capitale costruisce e vende come soluzioni ai bisogni di vita, ai bisogni di spiritualità a volte sono proprio e solo proposte al ribasso, che non vanno a colmare quella fame di pienezza di vita. di fatto succede il contrario: dal bisogno di relazioni, di amicizia e tutta quella fame di senso il mercato ricava profitti. Succede anche in tutte quelle forme di religiosità al ribasso che promettono felicità e altro di simile, ma che alla fine non producono niente nella direzione della pienezza della vita, che è la vera fame dell’uomo. Lo dico in un altro modo: più la gente si sente sola e fa fatica a trovare pienezza di vita più cerca di riempirsi di merci e di prodotti e questo sembra bastare, ma non basta mai. E per oggi mi fermo qui. Aggiungo solo che il mercato ha imparato bene la lezione di questa fame di vita e di relazione e si è ben atttezzato per simulare prodotti che sembrano riempire questa fame. Ma è solo una simulazione.