
Prendo tra le mani la terra e vola via come sabbia secca, meglio ancora come polvere e non posso dire al vento perché non c’è vento, c’è solo il caldo. Mi capita per una circostanza di camminare di notte nel bosco e vedo la fatica del bosco causata dal caldo. Ma il caldo è solo la questione che colpisce di più. il caldo è la conseguenza di altro. non mi soffermo sul caldo, anche se ormai come tanti, non lo sopporto più. mi soffermo su chi forse vive le conseguenze più estreme di questo caldo. Magari chi non può cercare un posto al fresco, magari chi è solo in città, magari chi lavora di quei lavori al caldo. Magari chi fugge dal suo paese. Mi sembra che la questione del caldo, se letta in una visione più ampia, o come dice il papa Fransceco nella sua lettera laudato si, in una visione integrale è solo un passaggio di un mondo che sta dicendo una cosa semplice: se continui così non ci sarà molta speranza. Chi potrà permetterselo potrà star bene sempre in ogni condizione estrema. Ma per chi non può permetterselo chissà cosa sarà. In questa visione integrale che ne saranno di animali, fiori, erba e piante che non potranno difendersi da questi cambiamenti. E del mare e delle sue creature? e della montagna con i suoi ghiacciai e nevai? Ecco mi fermo un attimo e non guardo solo al caldo che mi infastidisce, ma guardo al tutto e vedo che chi soffrirà di più sarà ancora una volta madre terra e chi è povero su questa madre terra.
Consideriamo preghiera non voltare lo sguardo altrove.
Restare qui, con le mani sporche di questa stessa aridità,
e riconoscere, in ogni spaccatura del suolo, la sete esatta del mio fratello. Consideriamo sangue il sudore di chi questa terra la patisce. Di chi sta sotto il sole senza sconti, con la schiena piegata sulle strade, sulle impalcature roventi, nei campi di raccolta. Di chi attraversa il mare e porta il deserto nelle scarpe.