
Dn. 5,13-31
13 Fu quindi introdotto Daniele alla presenza del re ed egli gli disse: «Sei tu Daniele un deportato dei Giudei, che il re mio padre ha condotto qua dalla Giudea? 14 Ho inteso dire che tu possiedi lo spirito degli dèi santi e che si trova in te luce, intelligenza e sapienza straordinaria. 15 Poco fa sono stati condotti alla mia presenza i saggi e gli astrologi per leggere questa scrittura e darmene la spiegazione, ma non sono stati capaci. 16 Ora, mi è stato detto che tu sei esperto nel dare spiegazioni e sciogliere enigmi. Se quindi potrai leggermi questa scrittura e darmene la spiegazione, tu sarai vestito di porpora, porterai al collo una collana d’oro e sarai il terzo signore del regno». 17 Daniele rispose al re: «Tieni pure i tuoi doni per te e da’ ad altri i tuoi regali: tuttavia io leggerò la scrittura al re e gliene darò la spiegazione. 18 O re, il Dio altissimo aveva dato a Nabucodònosor tuo padre regno, grandezza, gloria e magnificenza. 19 Per questa grandezza che aveva ricevuto, tutti i popoli, nazioni e lingue lo temevano e tremavano davanti a lui: egli uccideva chi voleva, innalzava chi gli piaceva e abbassava chi gli pareva. 20 Ma, quando il suo cuore si insuperbì e il suo spirito si ostinò nell’alterigia, fu deposto dal trono e gli fu tolta la sua gloria. 21 Fu cacciato dal consorzio umano e il suo cuore divenne simile a quello delle bestie; la sua dimora fu con gli ònagri e mangiò l’erba come i buoi; il suo corpo fu bagnato dalla rugiada del cielo, finché riconobbe che il Dio altissimo domina sul regno degli uomini, sul quale innalza chi gli piace. 22 Tu, Baldassàr suo figlio, non hai umiliato il tuo cuore, sebbene tu fossi a conoscenza di tutto questo. 23 Anzi tu hai insolentito contro il Signore del cielo e sono stati portati davanti a te i vasi del suo tempio e in essi avete bevuto tu, i tuoi dignitari, le tue mogli, le tue concubine: tu hai reso lode agli dèi d’oro, d’argento, di bronzo, di ferro, di legno, di pietra, i quali non vedono, non odono e non comprendono e non hai glorificato Dio, nelle cui mani è la tua vita e a cui appartengono tutte le tue vie. 24 Da lui fu allora mandata quella mano che ha tracciato quello scritto, 25 di cui questa è la lettura: mene, tekel, peres, 26 e questa ne è l’interpretazione: Mene: Dio ha computato il tuo regno e gli ha posto fine. 27 Tekel: tu sei stato pesato sulle bilance e sei stato trovato mancante. 28 Peres: il tuo regno è diviso e dato ai Medi e ai Persiani». 29 Allora, per ordine di Baldassàr, Daniele fu vestito di porpora, ebbe una collana d’oro al collo e con bando pubblico fu dichiarato terzo signore del regno. 30 In quella stessa notte Baldassàr re dei Caldei fu ucciso: 31 Dario il Medo ricevette il regno, all’età di circa sessantadue anni.
Commento
Come nel precedente sogno viene chiamato Daniele per dare la spiegazione. Colpisce il fatto che il profeta rifiuta ogni onore, ogni regalo, ogni ricchezza e senza pretendere niente da la spiegazione del sogno al re. Al di là della somiglianza con il precedente racconto colpisce la spiegazione delle tre parole: mene: Dio ha misurato il tuo regno. Tekel tu sei stato posto sulla bilancia e sei mancante. Peres il tuo regno è diviso. Il re rappresenta un regno fasullo che alla fine verrà distrutto. La cosa che mi colpisce è questo essere misurato e trovato mancante. Non voglio entrare nel merito della questione del castigo di Dio che non mi sembra emerga da queste parole. Forse basta dire che ad ogni dono ricevuto corrisponde anche solo la responsabilità saggia per quel dono ricevuto. Le cose sono per la vita di tutti. Quello che possediamo, ci appartiene. Ma tutti hanno il diritto di chiederci conto del suo uso. Solo in una condivisione che permette a tutti il diritto all’avere il necessario per la vita, possiamo davvero esprimere la nostra signoria sulle cose. ed è su questa responsabilità condivisa che saremo misurati.
Preghiamo
Preghiamo per la pace
Ad ogni dono ricevuto corrisponde anche solo la responsabilità saggia per quel dono ricevuto. Le cose sono per la vita di tutti. Quello che possediamo, ci appartiene. Ma tutti hanno il diritto di chiederci conto del suo uso. Solo in una condivisione che permette a tutti il diritto all’avere il necessario per la vita, possiamo davvero esprimere la nostra signoria sulle cose. ed è su questa responsabilità condivisa che saremo misurati. Occorre riconoscere che niente ci è dovuto, e ritenere tutto come dono.
Preghiamo per la pace, e per le famiglie e intenzioni che abbiamo in cuore.