martedì 11 agosto

di | 10 Agosto 2015

Esodo 32,7-14

7 Allora il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo, che tu hai fatto uscire dal paese d’Egitto, si è pervertito. 8 Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicata! Si son fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: Ecco il tuo Dio, Israele; colui che ti ha fatto uscire dal paese di Egitto». 9 Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo e ho visto che è un popolo dalla dura cervice. 10 Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li distrugga. Di te invece farò una grande nazione». 11 Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, divamperà la tua ira contro il tuo popolo, che tu hai fatto uscire dal paese d’Egitto con grande forza e con mano potente? 12 Perché dovranno dire gli Egiziani: Con malizia li ha fatti uscire, per farli perire tra le montagne e farli sparire dalla terra? Desisti dall’ardore della tua ira e abbandona il proposito di fare del male al tuo popolo. 13 Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo e tutto questo paese, di cui ho parlato, lo darò ai tuoi discendenti, che lo possederanno per sempre». 14 Il Signore abbandonò il proposito di nuocere al suo popolo.

Commento

Anche Dio sembra cedere alla tentazione di sempre: quando le cose non si mettono bene, andiamo via e costituiamo con i giusti una nuova nazione…. Gli altri lasciamolo morire nel deserto. È la tentazione del fuggir via, cercando il luogo della perfezione, che non esiste, ed è interessante vedere come il libro dell’Esodo attribuisca anche a Dio questa tentazione. Se volete lo stesso Gesù più volte è stato provato in questo senso: costruire non una chiesa di uomini peccatori e litigiosi, ma la chiesa dei giusti, dei santi che non hanno bisogno di conversione. Gesù resiste a questa tentazione e continuerà fino alla fine, fino ai nostri giorni a costruire la chiesa degli uomini e delle donne che sentono tutta la fragilità della loro miseria. La cosa che impressiona è che Dio qui è il debole e Mosè il forte. Infatti lui vincerà questo dialogo serrato con Dio e fermerà l’intenzione negativa del signore. Vi è come una misteriosa fragilità di Dio, che arriva al punto di buttare al vento tutto quello che ha costruito con prodigi e segni e grande fatica. Tutto rischia di finire nel nulla per un attimo di ira. Quanto è vero che l’ira rovina tutto!  Mi viene quasi da pensare che  senza la supplica e la mediazione di Mosè la potenza di Dio diventa come incontrollabile. Ci vuole un uomo santo per mediare tra Dio e l’uomo, perché lo scontro tra la potenza di Dio e la fragilità dell’uomo è troppo sbilanciato nei confronti di Dio.  E’ necessario che qualcuno ricordi a Dio del suo amore per l’uomo. E appena Dio sente le parole di Mosè: ricordati, la sua ira subito si ferma. Il debole Mosè vince contro la forza di Dio con la sola arma della parola che ricorda la promessa di fedeltà di Dio. basta poco a volte per smorzare la rabbia….

Preghiamo

Preghiamo per i monaci e le monache di Marango con cui sono stato in questi giorni.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

4 pensieri su “martedì 11 agosto

  1. elena

    Questa notte faccio davvero molta fatica nel pensare e concepire un Dio dall’Ira facile e catastrofica per gli esseri umani, non riesco a pensare ad un Dio così. Mi ricorda la mitologia greca e non riesco a pensare al mio Signore come ad un Dio che molla tutto o che si vendica. Penso piuttosto al ruolo di mediatore di Mosè. Uomo saggio e paziente Mosè.Pregovper tutti i mediatori affinché la potenza di certe decisioni non cada sulla testa dei popoli come massi. Prego per chi porta parole di pace e di comprensione anche degli errori che inevitabilmente commentiamo.
    E prego volentieri per i monaci e le monache di Marango e per coloro che pregano per tutti noi. Elena

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  2. Luca

    Di fronte alla tentazione di Mosè oggi chiedo al Signore la grazia per tutti di non sentirsi dei migliori, ma piuttosto parte di quel popolo che spesso innalza vitelli d’oro.

    Buona giornata a tutti!

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  3. sr Rita

    Questo Dio che sembra lasciarsi prendere dall’ira è un Dio innamorato dell’uomo, del suo popolo che vuole costruire e difendere a tutti i costi dal male dell’idolatria e dell’autosufficienza. Questo brano mi insegna, come già detto nei commenti precedenti, la bontà dell’essere mediazione tra Dio e l’uomo peccatore. Pregare per chi ci vuol bene, ci aiuta …è semplice. Pregare e intercedere per chi è di “dura cervice” è un dono da chiedere a Dio e da coltivare. Prego per una situazione non facile di cui mi devo occupare e chiedo al vostra preghiera.

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  4. Silvia Coter

    Un Dio molto simile all’uomo, che si arrabbia a tal punto da voler far del male al suo popolo. Un Dio che non ha mezze misure, nell’ira così come nell’amore.
    Parla parole accese in un attimo di ira. Proprio come quando ci arrabbiamo noi e ci scattano i nervi e vorremmo spaccare tutto o la faccia a qualcuno…attimi, da imparare a gestire. Una parola saggia che ci faccia riflettere e ritorna la calma.
    Stanotte nella nostra comunità di Gorno si è tolto la vita un ragazzo di 22 anni…così in un attimo. Un attimo di disperazione, di smarrimento, di debolezza. Vi chiedo una preghiera per la sua famiglia… Signore in “questi attimi” non lasciarci mai mancare una parola amica e saggia…

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