
Il giubileo è un invito, pieno, totale, indiscusso alla speranza. Ci chiede di puntare tutto su questa virtù che è addirittura virtù teologale. Mi spiego male, ma non sono un teologo e per me virtù teologale vuol dire che nasce dal cuore di Dio e diventa abito del cuore umano e della vita umana. Ma davvero posso portare questo abito della speranza che nasce dal cuore di Dio? davvero la mia vita può reggere la virtù della speranza? Ma non solo mia vita, ma la vita di tutte le persone. Possiamo trovare la forza di portare la speranza? Oggi passa per la cooperativa un amico apicoltore e conversiamo un attimo sulla stagione del miele che sta per arrivare. Vediamo qualche pianta che inizia a fiorire e questo è un buon segno. Poi però, ricordando le stagioni precedenti, ci siamo detti che con una settimana di pioggia come questa nel periodo delle fioriture si rimette tutto in discussione, tutto a rischio. Non è a rischio solo la produzione di miele, ma anche e soprattutto la vita delle api. Ci diciamo anche che nelle nostre zone le piante di robinia da cui ricaviamo il miele di acacia sono malate, stanno un po’ meglio i castagni, sicuramente il bosco non sta bene. Ci siamo lasciati con due frasi. La prima: se fa ancora una stagione come le precedenti meglio cambiare mestiere. La seconda: speriamo in meglio. Non so se prendere la prima o la seconda frase e se le prendessi tutte e due? E se la speranza nasce e si muove là dove sembra vedere solo un qualcosa che non funziona? E allora prendo atto che il bosco è malato, che si può sperare in una bella stagione. la virtù della speranza la coltivo nel cuore e trovo il modo di esprimerla con alti e bassi ogni giorno. questo vale per il bosco, per le api, ma vale anche per il mondo e l’umanità intera. Far crescere la speranza là dove non c’è niente da sperare. Una bella sfida
Ciao don Sandro. La speranza per me è “tendere a qualcosa”, attendere, principalmente la vedo come un “non demordere” , cercare sempre di trovare un modo, una soluzione per guardare al futuro positivamente. È sempre quel discorso per il quale dico che se non si fa nulla, nulla cambia. È una sorta di speranza operosa. Non posso sperare con le mani in mano. Mi affido certo perché non si può fare utto da soli. Sperare è non rassegnarsi. Lottare sempre affinché le cose, tutte le cose, dalla piu piccola (come un fiore per un ape) alla più grande (come la vera pace) possano accadere.
Oggi ci ha lasciato un ragazzo di 53 anni che ha combattuto contro una malattia degenerativa
Un uomo che ha insegnato a quasi tutti i volontari della Croce Rossa della val Brembana questo mestiere con una semplicità e un entusiasmo straordinario che conquistava, molto di questi 21 anni di attività lo devo a lui e quello che mi ha insegnato e come me tanti volontari. alla fine in fondo è stato capace di insegnarci a tirar fuori la nostra umanità quando soccorrevi a portare speranza
abbiamo tutti sperato che c’è la facesse ma questa speranza è oggi morta si è stata l’ultima a morire come spesso si dice
Mi domando, se la speranza muore, allora è qualcosa di vivo, la speranza è viva, respira gli batte un cuore, fa promesse e quindi poi cessa di vivere ?
Poi vedo tutto quello che hai lasciato Simone caro, tutta questo amore e Speranza seminata nei nostri cuori che continua a respirare a battere a promettere
Scusami speranza ma oggi sono arrabbiato con te abbi pazienza ci vediamo domani te lo prometto