
Sono nell’orto, è vero fa un caldo micidiale e soprattutto aspetto chi deve arrivare puntuale, chi deve assolvere un compito. e se non arrivano? lascio correre? punisco? educo? Ma questo lavoro nell’orto è da fare, la raccolta fa fatta. Intanto che raccolgo melanzane, peperoni, pomodorini, i pomodori esplodono per il caldo, e altra verdura ancora, mi chiedo quale è la giusta misura con cui raccogliere. La giusta misura di una zucchina, di una malenanza, di un’insalata, di un peperone. Mi vengono in mente i vari consigli degli amici e mi accorgo che ciascuno ha una sua giusta misura. Io chi scelgo, in genere quello che è più vicina alla mia sensibilità Rientro in casa, sistemo le verdure. E poi in un attimo di pausa, visto dell’argomento di cui sto parlando, il punire, la domanda mi viene spontanea: ma quale è la giusta misura della punizione? E anche qui mi rendo conto che ciascuno porta la sua giusta misura, chi più e chi meno. Io provo a ragionare diversamente. Vediamo se riesco. Non cerco la giusta misura, cambio parola, dico: una pena buona. Questa parola non è mia ma di Ivo Lizzola. Prendo al volo questa parola: una pena buona perché? Forse nella pena buona vi è dentro quella radice che spiega come una pena buona può cambiare una persona, può aiutare una persona a riprendere un cammino di vita. una pena che non produce un cambiamento di vita e fine a se stessa, è vuota, non ripara niente della vita di tutti. Una pena buona è finalizzata a riparare e a riprendere un cammino di vita. ma come è una pena buona? Ripenso alla giusta misura delle mie verdure e domani cerco di spiegare come è una pena buona.
Grazie don!
La natura e l’orto è sempre una buona maestra!!