
Della montagna ammiro la grandezza, la maestosità. Ammiro l’immensità. Quando le guardo mi dico che il creato è grande, è unico, è maestoso. I panorami dalle cime si allungano all’infinito. Mi viene subito alla mente un qualcosa che è grande, troppo grande. E così anche alcune piccole imprese di montagna per me sono state grandi, infinite, sono arrivato al limite delle mie capacità, delle mie forze. Andare oltre diventava problema per me meglio fermarsi. Ma da questa grandiosità, da questa infinita lontananza di orizzonti ho imparato alcune piccole cose interessanti. La mia piccolezza: sono piccolo di fronte a tale grandiosità. Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi? Eppure la mia piccolezza stava bene dentro quella grandiosità delle montagne e degli orizzonti. Stava bene ad una condizione: rimanere nella mia giusta posizione, piccolo di fronte alla maestosità. Forse questo fa parte anche della vita: piccolo di fronte alla creazione, piccolo di fronte all’umanità. Quando incomincio a sentirmi forte e grande e cambia il mio rapporto tra me e la montagna, tra me e il creato, tra me e l’umano e io divento il grande tutto cambia, il centro del mondo sono io e quindi tutto è snaturato. E poi questa faccenda delle grandezza mi ha insegnato l’arte del rispetto per tutto quanto mi sovrasta in maestosità. Anche in questo io devo esercitarmi: il rispetto per tutto quanto nel mondo mi sovrasta in maestosità e bellezza. Ancora una volta io non sono il centro del mondo, ma sono piccola particella dentro un mondo da amare e rispettare.