
giuditta 16,18-25
18 Quando giunsero a Gerusalemme si prostrarono ad adorare Dio e, appena il popolo fu purificato, offrirono i loro olocausti e le offerte spontanee e i doni. 19 Giuditta dedicò tutti gli oggetti di Oloferne, che il popolo le aveva dati, e anche la cortina che aveva presa direttamente dal letto di lui, come offerta consacrata a Dio. 20 Il popolo continuò a far festa in Gerusalemme vicino al tempio per tre mesi e Giuditta rimase con loro. 21 Dopo quei giorni, ognuno tornò nella propria sede ereditaria; Giuditta tornò a Betulia e dimorò nella sua proprietà e divenne famosa in tutta la terra durante la sua vita. 22 Molti ne erano anche invaghiti, ma nessun uomo potè avvicinarla per tutti i giorni della sua vita da quando suo marito Manàsse morì e fu riunito al suo popolo. 23 Essa andò molto avanti negli anni protraendo la vecchiaia nella casa del marito fino a centocinque anni: alla sua ancella preferita aveva concesso la libertà. Morì in Betulia e la seppellirono nella grotta sepolcrale del marito Manàsse 24 e la casa d’Israele la pianse sette giorni. Prima di morire aveva diviso i suoi beni tra i parenti più stretti di Manàsse suo marito e tra i parenti più stretti della sua famiglia. 25 Né vi fu più nessuno che incutesse timore agli Israeliti finché visse Giuditta e per un lungo periodo dopo la sua morte.
Commento
Ed ecco la conclusione del libro. Il corteo danzante arriva a Gerusalemme. È un corteo sfinito, ma esultante. Dopo la grande professione di fede il corteo si scoglie e tutti tornano a casa propria. Anche Giuditta torna a casa sua. Il racconto si conclude non con una immediata esaltazione di Giuditta, ma come un racconto della sua testimonianza di fede dentro una vicenda drammatica. Giuditta torna a casa sua dove rimane fino alla sua morte. Non ha bisogno di gloria, torna alla sua normalità. Dopo aver salvato il suo popolo per lei tutto torna normale. Giuditta rimane al suo posto come sacramento di quella bellezza che si è manifestata in quell’evento e che conferma il valore della sua presenza in seno al popolo anche quando ormai a Betulìa è una donna anziana, vecchia, bellissima. supera le distanze e attrae anche gli sguardi più lontani, fa tutt’uno con un messaggio di liberazione. E’ una presenza che non è dotata di bellezza perché sta in vetrina, ma è una bellezza operativa, efficace, che produce effetti di liberazione libera anche la sua schiava. La grande eredità che lascia è la sua fede vissuta nel quotidiano capace però nel momento della necessità di intervenire.
Preghiamo
Preghiamo per i nostri ragazzi
Per i nostri ragazzi preghiamo e impariamo con loro ciò che che è il bene per tutti. Nella lode è interpellando sempre la luce e l’amore del Signore.