
Non ritengo la Pasqua la mia festa preferita, la ritengo importante, solida, impegnativa. Mi guardo in giro e vedo tutte le fioriture, guardo per terra e vedo le margherite, il tarassaco e tutto il resto fiorito e le api che vanno a nozze tra polline e nettare. È la fioritura, è la rinascita, il risveglio e fino qui tutto bene, ci credo e soprattutto lo vedo. E cerco anche di godermi tutto questo. se è vero tutto questo e se è vero che tutto questo lo posso anche godere perché la Pasqua non è la mia festa preferita. Tutti parlano di rinascita, di resurrezione, di vita nuova. Noi preti in questo settore abbiamo un’infinità di pensieri adatti alla circostanza. Non è la mia festa preferita per due motivi. Il primo è semplice: mi guardo in giro e mi godo le fioriture, ma so che verrà freddo, che pioverà e allora tutto quello lavoro svanirà. La rinascita è così: rinasci sempre e poi ricadi e devi ripartire ancora. Abbiamo sognato la rinascita della pace e siamo qui a dire la guerra e a dover rincorrere la pace. non so godere dell’attimo presente? Forse è vero, ma so che è vera anche questa cosa: si deve rinascere sempre, come dopo ogni inverno che rinascere la primavera che è appesa al filo del sole caldo di primavera e non dell’ultima gelata di primavera. Si la pasqua è così è rischiosa e da ricominciare sempre.ilsecondo motivo lo racconterò.